Beach tennis, Elena Francesconi non si accontenta del mondo: «Voglio crescere e diventare professionista»
La campionessa iridata juniores a squadre ha conquistato il secondo titolo un mese fa in Brasile, battendo in finale la Nazionale carioca, a casa sua: «Ora sarebbe bello trasmettere ad altri la mia passione»
VIAREGGIO. A Rio de Janeiro il Carnevale l’ha fatto lei, viareggina. Pardon, «torrelaghese». A quindici anni appena, Elena Francesconi è già campionessa del mondo di beach tennis a squadre tra gli Junior. Due volte, mica una. La seconda, un mese fa in Brasile, battendo in finale la Nazionale carioca, a casa sua.«Giocavamo sul centrale: avevamo tutto il tifo contro, lo stadio era pieno nonostante la pandemia. Quando toccava a me e Giulia Renzi battere, giù fischi. Era inevitabile sentirsi un po’ sotto pressione». A loro è andata male, ma con le vittorie nel maschile e nel misto l’Italia ha rovesciato il risultato prendendosi il titolo mondiale. «Quando è successo, noi che eravamo in tribuna siamo scesi in campo: urla, abbracci, non capivamo più nulla», confessa Francesconi (nel frattempo pure campionessa regionale indoor in coppia con Irene Mariotti, affermazione ottenuta lo scorso fine settimana a Grosseto).
Cosa c’è di diverso rispetto al primo, di tre anni fa a Mosca?
«Questo me lo sono goduto molto di più. Nel 2018 conoscevo pochissimo i miei compagni di Nazionale. Qui invece facevo parte di un gruppo unito. E poi Rio de Janeiro è una città stupenda».
Bello scoprirlo a margine di un Mondiale vinto...
«Lo scorso inverno circolava l’ipotesi del Brasile come location per i Mondiali, rimasi sorpresa. Mi dissi: "Voglio esserci anche io". In estate ho preso parte a un raduno della Nazionale: di 8 ne sarebbero stati chiamati 6, tre maschi e tre femmine. Quando a settembre ho ricevuto la mail con la convocazione, ero felicissima: un’emozione fortissima».
E da lì in poi?
«Ho vissuto di solo beach tennis per un mese intero, trascurando tutto il resto: gli amici, anche i compiti per le vacanze. Mi allenavo in campo con Alberto Tommasi, il mio coach (della società Bad Players), e in palestra».
Il titolo era un sogno o un obiettivo?
«Noi siamo partiti con l’intenzione di vincerlo, ma sapevamo quanto fosse forte il Brasile. Io ero la più giovane del torneo, ma credo di aver gestito bene l’ansia (ha vinto quattro match su cinque, esclusa proprio la finale con i padroni di casa). L’esperienza di Mosca mi è servita, senza dubbio».
Cosa ricorda del suo ritorno a Viareggio da bi-campionessa del mondo?
«L’abbraccio con i miei genitori. E poi con il mio allenatore Alberto. Quando ci siamo incontrati mi ha detto: "Sono fiero di te"».
Come nasce la Elena Francesconi giocatrice di beach tennis?
«Guardavo mio papà che si divertiva con gli amici sulla spiaggia di Torre del Lago. Avevo 6 anni. Un giorno presi in mano la racchetta e cominciai anche io, era divertente. E poi vedevo tutti i campioni sfidarsi al memorial in ricordo di Federico Paris: la mia famiglia è legatissima alla sua. In quel contesto mi sono resa conto di quanta rilevanza internazionale avesse il beach tennis».
Come ha capito di essere una potenziale campionessa?
«Con i primi risultati nei tornei regionali giovanili: gli under 10, 12, poi gli Itf. All’inizio facevo coppia con mia sorella, ma non sempre ci andava bene (sorride)».
Quanti messaggi ha ricevuto dopo il Mondiale?
«Tantissimi. Ho ricevuto i complimenti anche dai professori. Mi piace raccontare le mie esperienze, non certo per vanto, ma perché mi reputo una persona tendenzialmente aperta. Anzi, io ne approfitto sempre per consigliare a tutti i ragazzi di praticare uno sport».
Le manca la vita da adolescente?
«Ci sono dei sacrifici da compiere, è innegabile. Penso ai sabati sera trascorsi in casa perché le domeniche mattina ho i tornei o anche solo gli allenamenti: vedo le mie amiche che pubblicano le storie su Instagram in giro per locali e mi dispiace non essere con loro. Poi però mi domando: "Cos’è davvero giusto per me?". Di sabati sera a disposizione per divertirmi ne avrò tanti, la priorità ora è il beach tennis. Ho assunto un impegno con me stessa e chi mi allena. E ci tengo a rispettarlo».Immagina una vita, la sua, nel beach tennis? «Mi piacerebbe girare il mondo giocando e guadagnare abbastanza per poter farlo diventare una professione. E un domani trasmettere ad altri la mia stessa passione».
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