Sicurezza
Parcelle intascate e non versate, condanna confermata per il chirurgo plastico del Forte
La sentenza di appello della Corte dei Conti: il medico dovrà risarcire sia l’Azienda ospedaliera di Careggi che l’università di Firenze, ma la somma sarà ridotta rispetto al primo grado
FORTE DEI MARMI. Condanna confermata per il chirurgo plastico Mario Dini, fiorentino ma residente (e molto conosciuto) a Forte dei Marmi. La Corte dei conti, nel giudizio di appello, ha disposto che il professionista dovrà risarcire sia l’Azienda ospedaliera di Careggi sia l’università di Firenze (in questo caso dimezzando la cifra rispetto al primo grado) per una vicenda di parcelle intascate in intramoenia e non versate all’ospedale e di favori ottenuti da Johnson&Johnson per l’utilizzo di protesi al seno prodotte da questa società.
Quando il caso scoppiò, nel 2011, mise a subbuglio la sanità toscana: Dini venne accusato anche di aver “sistemato almeno un concorso per un posto da specializzando nella sua disciplina. Sul versante penale la vicenda si è conclusa nel 2013 con un patteggiamento a due anni di reclusione (pena sospesa) per peculato, corruzione e concussione.
Nella sentenza contabile di primo grado, circa la corruzione, si spiegava che Dini, «al fine di favorire la società Mentor Medical Italia srl (facente parte del gruppo Johnson&Johnson) nella vendita di presidi medico-chirurgici (in particolare, protesi mammarie) all’ospedale Careggi di Firenze - si legge nella sentenza della Corte dei conti - ha accettato la promessa di utilità costituite dalla futura realizzazione di iniziative, da parte della predetta società, volte a promuovere mediaticamente la sua immagine di chirurgo plastico (ad esempio apparizioni televisive, corsi didattici), nonché ricevuto le utilità costituite dall’organizzazione di viaggi all’estero collegati alla partecipazione a congressi medici, a spese della stessa società»
I giudici contabili di Firenze avevano previsto due tipi di somme che il medico avrebbe dovuto risarcire.
La prima era relativa al danno patrimoniale diretto sofferto dall’azienda ospedaliera di Careggi. In sostanza, cifre che Dini aveva guadagnato dalla propria attività professionale di intramoenia allargata (cioè non all’interno dell’ospedale, ma in strutture convenzionate) senza poi riversare la parte del dovuto all’azienda: una somma contabilizzata in 11.317,48 euro.
C’era poi la parte del danno di immagine, subita sia da Careggi che dall’Universitàà di Firenze, dove Dini era docente. In questo caso i giudici avevano stabilito una cifra complessiva di 75mila euro, poi calata a 50mila perché 25mila erano già stati versati in via transattiva all’azienda ospedaliera. I 50mila erano poi divisi equamente tra le due istituzioni.
L’appello presentato dai legali di Dini si è concluso con un sostanziale rigetto, eccezion fatta per la quota di danno di immagine dovuto all’Università di Firenze, che è stato dimezzato: dai 25mila euro iniziali a 12.500 euro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
