Gioco
Il fotografo Paglianti ricorda l'amico Belli: «Io, Renzo e le discussioni sul digitale»
Dopo la triste notizia della morte di un compagnoi di viaggio la memoria mi riporta a quell'anno in cui il comune di Viareggio organizzò una mostra di tre fotografi locali
VIAREGGIO. Dopo la triste notizia della morte di Renzo Belli la memoria mi riporta a quell'anno in cui il comune di Viareggio organizzò una mostra di tre fotografi locali. Insieme a Renzo Belli c'erano Giancarlo Cirri, suo fraterno amico, e io, praticamente un “collega fotoamatore” che aveva cominciato a fare il professionista. Fu una bella esperienza proprio per il successo che incontrammo sia di critica che di pubblico.
Palazzo Paolina nel 1988 era il salotto della città ed a noi ci fu riservato con tutti gli onori. Ebbene, ho deciso di citare questo ricordo per far capire quanti anni sono trascorsi da quella data e quanti ne passarono prima di questo evento: l’'amicizia e la stima reciproche festeggiano il cinquantennio.
Nel depliant che l'assessorato all’epoca fece stampare così leggo: “Nasce a Viareggio nel 1935, e si diploma all'Istituto Nautico di Livorno. Naviga per cinque anni, poi, lasciato l'imbarco diventa assistente di astronomia nello stesso istituto. Si laurea in fisica e dopo alcuni anni d'insegnamento, è oggi Preside dell'Istituto Nautico di Viareggio. Dedito alla fotografia da più di venti anni, vincitore di numerosi concorsi, si diletta nella propria arte senza farne una professione. È recente la pubblicazione del suo libro fotografico su Viareggio e la sua gente, espressione di quel reportage in bianconero che egli predilige».
Ecco, nel 1988 questo era Renzo Belli. Poi la sua carriera fotografica si arricchisce in maniera esponenziale.
I pescatori della darsena, i personaggi storici di una Viareggio che oggi non c'è più, il carnevale, i viaggi storici nei campi di sterminio, la Sicilia, la Sardegna con le proprie genti, i ritratti, il Senegal, l'India, la Russia e tutto questo tesoro fotografico è racchiuso nel libro "Rivelazioni di umanità" stampato dalla casa editrice "L'Ancora" nel 2016 che io conservo gelosamente con la dedica personale in seconda pagina.
Renzo Belli era un bianconerista convinto. Difficilmente troviamo sue foto a colori. Qualcosa di più, questa, di una semplice scelta estetica. «Concepisco la fotografia solo in bianconero», ebbe a dirmi in uno degli innumerevoli incontri casuali a eventi della città o a fortuiti incontri sulla passeggiata di Viareggio e nelle darsene mentre lui esprimeva il suo talento disegnando la luce. Non ricordo l'anno, ma un giorno, incontrandolo, mi disse: «Ho tradito la mia fotografia ma l'ho fatto per l'amore che possiedo per Viareggio».
Ed era vero perchà l'allora Azienda Autonoma Riviera della Versilia gli affidò l'incarico di produrre una decina (credo) di manifesti fotografici che pubblicizzassero Viareggio e la Versilia. Si trattava di realizzazioni che sarebbero andati in giro sia in Italia che nel mondo: una proposta davanti alla quale era difficile dire di no! Non tanto per il ritorno economico, quanto per il prestigio di essere l'autore di immagini “storiche” e anche iconiche.
Questa fu una parentesi “colorista” che però rimase unica nella carriera di Renzo Belli. Il suo credo era lo scatto, la tank, gli acidi, le bacinelle e la carta fotografica che, quasi come una magia, faceva apparire l'immagine. Una suggestione unica. E c’era un altro aspetto che lo caratterizzava: non ha mai accettato l'evoluzione epocale della fotografia da analogica a digitale. Anzi, nell'esprimersi contro il digitale non aveva mezzi termini. «Non è fotografia!», asseriva.
E mi bacchettava continuamente, anche in pubblico, perchè lavoravo con macchine digitali. Un giorno mentre ero al moletto lo vidi apparire dagli scogli attrezzato con cavalletto e la sua Hasselblad e mi apostrofò con queste parole: «Paglianti, le foto che fai te non sono foto. Il digitale è la rovina della fotografia». E se ne andò ripetendo continuamente ciò che mi aveva detto fino a quando la voce scomparve. Forse aveva ragione, forse no. Chi lo sa...
Renzo Belli era un istrione e come tale riusciva a catalizzare i suoi principi. Ora non incontrerò più i suoi riccioli spettinati e sono dispiaciuto perché oltre a volergli bene sono consapevole di aver perduto una pedina importante di Viareggio.
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