Il Tirreno

Versilia

Ciao, compagno fotografo: dalla camera ardente al Nautico, l'ultimo scatto per salutare Belli

Roy Lepore
Ciao, compagno fotografo: dalla camera ardente al Nautico, l'ultimo scatto per salutare Belli

Tanta gente al funerale “itinerante” dello strorico preside dell'Artiglio. Improvvisata una mostra in strada con le sue opere: «Addio Renzo, preside, fotografo, compagno. Ci mancherai»

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VIAREGGIO. Non si può dire che sia stato un normale funerale, quello di Renzo Belli, che ci ha lasciato domenica a 86 anni di età. La salma che era esposta nelle sale del commiato della Croce Verde, ha ricevuto in questi giorni la visita di tanti amici ed ex alunni. Nella bara i familiari hanno sistemato una delle sue inseparabili macchine fotografiche, che l'hanno accompagnato per tutta la vita e una bandiera del Partito Comunista Italiano con falce e martello, formazione della quale è stato rappresentante tra i più carismatici in città. Era un uomo fortemente di sinistra e ieri c'erano diversi compagni che hanno seguito il corteo partito dalla Croce Verde e arrivato al cimitero che è partito dalla Croce Verde, ed è arrivato poi al cimitero.

Inevitabile e toccante la sosta all'Istituto Nautico in Darsena, istituo di cui Belli era stato preside dopo aver diretto anche il tecnico "Enrico Fermi" a Bicchio dove ora c'è la Casa di cura Barbantini. Il corteo è partito intorno alle 14.30 dalla Croce Verde, ed è arrivato al Nautico, accompagnato da decine di persone e altrettante lo attendevano davanti all’Artiglio. All'esterno è stato affisso uno striscione con la scritta su scritto “Ciao Renzo. I tuoi allievi” e la bandiera italiana.

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Presente anche l’attuale preside del Nautico, Nadia Lombardi: «L'ho conosciuto quando ero insegnante all'Istituto Chini – dice –, poi da vicepreside. Quello che ricordo di lui è il volere a tutti i costi il bene degli alunni della sua scuola. Era una persona che aveva un carattere determinato». Alberto Di Meglio lo ha avuto prima come supplente a scuola, poi come cliente del magazzino di tessuti che gestiva e in breve è diventato auo amico, tanto da andare spesso a cena con lui e da vivere insieme le sofferenze degli ultimi anni di vita: «La perdita di alcune persone care lo avevano provato duramente. Non era più la stessa persona, malgrado noi amici facessimo di tutto assieme ai familiari per tirararlo su di morale. Sono andato spesso anche a Bargecchia, dove aveva una casa. L'ho aiutato a raccogliere le olive: era una faticaccia ma lo faceva stare bene, era un passatempo che lo rilassava». Presente anche Luciano Ciomei, che dell’Artiglio è stato preside dopo Belli: «Anche quando era andato in pensione siamo rimasti in contatto per alcune iniziative che abbiamo fatto assieme. Era una persona con la quale stavo bene».

Renzo Belli frequentava anche il locale “Le Blond” di Edoardo Berti («ho perso un amico non certo un cliente», dice Berti) come pure frequentava anche al ristorante Da Giorgio dell'amico Guido Lombardi. «Dovevo telefonargli appena avevo a disposizione le cee, me le aveva chieste espressamente, aveva voglia di un bel piatto di spaghetti. Purtroppo questa disgrazia non ci voleva, non potrà gustarsi questo piatto che era tra i suoi preferiti».

Nel piazzale dietro il Mercato dei fiori in via Maroncelli, erano davvero in tanti ad attendere il feretro. Ed è stata improvvisata una mostra all'aperto di sue foto, rigorosamente in bianco e nero (tranne una) con amici e fotografi che le avevano appese al collo. È stato davvero un bel colpo d'occhio.

Con Paolo Bertini, titolare del negozio di fotografia in via Regia, aveva iniziato un progetto di realizzare un libro su Lindsay Kemp, il ballerino e coreografo inglese che aveva incontrato e ritratto. Adesso sono gli amici di Belli che si vogliono accollare il compito di completare quest’opera. Due di loro, Mauro Pucci e Rinaldo Serra, ricordano la competenza di Belli nell'insegnare fotografia ai corsi in cui era docente, ricordano come sapesse smontare la macchina fotografica per spiegarne tutte le parti meccaniche. «Era esigente quando insegnava – ricorda Serra – però chi riusciva a completare i suoi corsi riceveva un ottimo insegnamento».

Una pioggia a sprazzi ha accompagnato infine il corteo, all'interno del cimitero: la polizia municipale ha bloccato per qualche minuto la via Marco Polo e l'Aurelia per consentire il passaggio. La città ha salutato in modo non convenzionale uno dei suoi personaggi più rappresentativi. E tutto è stato riassunto dallo striscione affisso dal Cro Darsena: «Ciao Renzo, preside, fotografo, compagno. Ci mancherai».

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di Redazione web