Le lacrime dei suoi studenti «Insegnava a essere migliori»
VIAREGGIO. «Grande professore, grande preside, grandissimo, infinito uomo, con un cuore immenso». Con queste poche parole, intense e piene di commozione Alessandro Russo, comandante della capitaneria di porto di Viareggio, ma in questa circostanza ed ex studente dell’istituto Nautico Artiglio, ha voluto ricordare Renzo Belli. Un uomo che ha segnato una pagina importante della storia viareggina, dotato di grande intelligenza, profonda sensibilità e senso della giustizia. Tanto dolore e tante lacrime accomunano «i ragazzi del preside Belli», amatissimo da tutti coloro che sono diventati uomini e donne anche grazie agli insegnamenti ricevuti proprio da lui nel momento fondamentale della crescita.
«Quando Belli arrivò al Nautico – ricorda il capitano di fregata Fabrizio Buonaccorsi – era preceduto dalla sua fama. Noi eravamo una scuola di ragazzi vivaci e non era facile metterci in riga ma lui, con la sua grande personalità e intelligenza seppe essere una guida preziosa per tutti noi, sapendo dosare perfettamente severità e sostegno». «Se la maggior parte di noi ha trovato una strada importante nella propria carriera – aggiunge il comandante Pier Paolo Ercini – è merito di Renzino, come lo chiamavamo noi, che ci ha sempre incoraggiato a non mollare mai. I ricordi più divertenti? Le tantissime partecipazioni ai trofei dei nautici italiani in cui il nostro Artiglio arrivava sempre primo ed era il più temuto di tutti».
«Apprendo la notizia con grande sgomento – replica il velista Francesco Dinelli che si trova ad Atene per lavoro – è un dolore immenso. Belli è stato molto più di un professore. È stato una guida, erano anni difficili, pieni di contestazioni e Belli era sempre al nostro fianco. Sapeva dosare perfettamente carota e bastone perché non voleva perdere nessuno dei suoi ragazzi. Io, ad esempio, come molti altri compagni, a un certo punto volevamo smettere di andare a scuola ed è stato solo grazie ai suoi insegnamenti, se abbiamo finito gli studi e se oggi siamo le persone che siamo».
A ricordare Belli, con le lacrime agli occhi, Monia Bandecca una delle prime studentesse del Nautico. «Erano i primi anni 80 eravamo 12 ragazze e 300 ragazzi non era facile entrare in quelle dinamiche ma il nostro preside grazie alla sua intelligenza, all’infinita cultura e al modo diretto di essere avanti grazie alle sue idee, riuscì a creare un ambiente speciale. Nessuna di noi si sentiva diversa dagli studenti maschi eravamo tutti semplicemente studenti. Lui sapeva tirare fuori il meglio da ognuno. Ecco perché se ne va un pezzo della nostra vita».
Maria Cristina Ercini
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