Il Tirreno

Versilia

La "nonna" del Piazzone di Viareggio: «Questo mercato è più mio che del Comune, vi racconto perché»

Donatella Francesconi
La "nonna" del Piazzone di Viareggio: «Questo mercato è più mio che del Comune, vi racconto perché»

La signora Maria Grazia Cinelli, 80 anni che non si vedono, e una vita intera trascorsa tra i banchi del mercato di piazza Cavour racconta la storia e i segreti di questa fetta di città

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VIAREGGIO.  Provate a chiedere del Piazzone alla signora Maria Grazia Cinelli, 80 anni che non si vedono, e una vita intera trascorsa tra i banchi del mercato di piazza Cavour. La risposta sarà immediata: «Io qui ci sono nata. Ci sono cresciuta e ci sono invecchiata. I miei genitori avevano un banco sulla via Battisti e io, bambina, dormivo sulla panchina di legno che era dietro il banco. Il Piazzone è più mio che del Comune». Tanto per mettere subito le cose in chiaro, oggi che il Piazzone è destinato a cambiare volto. La prima attività di Maria Grazia è arrivata quando aveva appena 19 anni: «Sulla via Fratti, prima per vendere foulard e poi abbigliamento. Per 47 anni. Ci ho cresciuto due figli sugli scalini del banco: venivo che era notte e uscivo che era notte». Foulard di qualità, ricorda la commerciante che ancora oggi troviamo al posto di combattimento ad aiutare il figlio, Stefano Lazzarini, che ha un banco di abbigliamento per uomo: «Andavamo dalle ditte a Como e in giro per tutto il Nord Italia. Ci sono delle clienti che ancora oggi mi ricordano di avere ancora i bikini acquistati da noi almeno 30 anni fa».

È il racconto di un lavoro «sempre fatto con amore, curando l’esposizione della merce, la scelta dei prodotti. E mai tanto per lavorare», sottolinea la signora Cinelli. Un lavoro fatto con amore in un centro città cuore del commercio cittadino per lunghi anni dove le cose, per chi aveva i banchi al mercato, non erano certo facili: «Mi ricordo», prosegue il racconto consegnato al Tirreno, «di quando la via Fratti si allagava e la nostra merce galleggiava per la strada. Per non parlare di quando volavano le tende dei banchi e volava anche la merce» per le frequenti Libecciate viareggine. Di contorno, però, c’erano «la chiacchiera con la clientela, il saluto con le persone». E poi, le fa eco il figlio Stefano, «c’era la vita vissuta. C’erano le simpatie, gli amori, i tradimenti, le storie di intere famiglie». E quelle di chi lavorava con loro. «È passata una ex commessa di mio figlio che oggi è madre di una ragazzina e gli ha buttato le braccia al collo, commossa», aggiunge Maria Grazia.

Tutto accadeva in un centro commerciale «che la Passeggiata ci invidiava» e non a caso ha visto nascere realtà come il celebre negozio Talamoni, o quello a marchio Lavorini, piuttosto che quel Lombardi punto di riferimento per ogni lista di nozze. Alcuni negozi ci sono ancora, intorno a piazza Cavour, altri invece hanno gettato la spugna. Ma per decenni il Piazzone ha attirato le spese dei viareggini e non solo: «Venivano da noi a comprare i nostri foulard», sottolinea con orgoglio Maria Grazia Cinelli, «da tutto l’hinterland fiorentino e anche da Forte dei Marmi». Inevitabile pensare e chiedere - oggi - che tutto questo lavoro debba essere riconosciuto, con qualsiasi formula, nel momento il cui il Piazzone si appresta a passare sotto il governo dell’azienda privata che con l’amministrazione comunale viareggina ha contrattato la ristrutturazione in cambio di una gestione per i prossimi 40 anni, quasi quanto il tempo che la signora Cinelli ha trascorso dietro il proprio banco, prima di lasciare il timone a Stefano, uno dei due figli.

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