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Piazza Motto e Palmerini in pieno degrado

Donatella Francesconi
Piazza Motto e Palmerini in pieno degrado

Arredi rotti, rifiuti abbandonati, spaccio, bivacchi: «I proprietari delle barche hanno paura e perdiamo i clienti»

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Donatella Francesconi

viareggio. Ieri mattina l’ultima amara sorpresa: un bel vaso di coccio buttato a terra e rotto, uno di quelli del Museo della Marineria. Piazza Motto e Palmerini, uno dei luoghi più belli della Darsena, dove si trova l’approdo turistico gestito da Filippo Landucci, per la “Marina Toscana”, attività di famiglia. «I nostri clienti sempre più ci dicono che pensando di portare le barche altrove», racconta Landucci che non sa più dove sbattere la testa. «In questi ultimi anni ho tentato di far cambiare un po’ le cose, attraverso segnalazioni, denunce, querele, telefonate a tutti gli organi competenti, dal sindaco alla Autorità portuale. Ma niente».

La piazza, defilata dal resto della Darsena e della città, è luogo di ritrovo di persone che non hanno dove dormire e accumulano masserizie sulle panchine e sulle pedane in legno collocate nella piazza dallo stesso Museo della Marineria. Oltre ai senza fissa dimora, la stessa piazza è “abitata” – appena cala il sole – da spacciatori di ogni tipo: «Non c’è mattina che io non trovi banchina e piazza con le plastichine delle dosi di stupefacenti disseminate ovunque. Per non parlare dei bisogni corporali che vanno puliti e ripuliti o di tutte le bottiglie che vengono lasciare in giro insieme ai rifiuti». La domanda è perché: perché uno dei luoghi più belli della città deve essere lasciato a se stesso in questo modo e nel degrado quotidiano in dose costante. Con danni più o meno grandi visto che – prosegue la testimonianza di Landucci – «anche la barchina del fritto che è affondata nelle scorse settimane deve la propria disavventura all’azione di chi è salito a bordo – intorno all’una e mezza di notte – facendo rovesciare in acqua l’imbarcazione, come è emerso dall’analisi dei video delle telecamere».

Telecamere che nella zona ci sono, installate dalla Autorità portuale regionale. Ma, così si racconta in porto, una cosa è la presenza delle telecamere e un’altra è poter poi utilizzare le immagini: perché gli occhi elettronici, se non vengono puliti e manutenuti, finiscono per soccombere al salmastro. Rendendo le immagini inutilizzabili per le forze di polizia tutte.

Senza contare – aggiunge l’imprenditore – «che questa zona, di notte, è completamente al buio. Sarebbe necessario potenziare l’illuminazione». Anche perché l’ormeggio delle barche si paga e i proprietari delle imbarcazioni che raggiungono l’approdo per il fine settimana, le festività, i giorni liberi, hanno paura. «Questa piazza va chiusa», conclude amareggiato e arrabbiato Filippo Landucci: «Purtroppo credo davvero che non vi sia un’altra soluzione possibile per la sicurezza di questa zona».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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