Il Tirreno

Versilia

in tribunale 

Finto matrimonio per avere la cittadinanza Patteggia due anni

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massarosa. Un finto matrimonio per far avere il permesso di soggiorno a una transessuale brasiliana.

Ma anche un’attività di favoreggiamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina mettendosi a disposizione come autista e adoperandosi per agevolare le residenze fittizie di brasiliani clandestini.

Sono due i patteggiamenti nell’inchiesta della Procura di Pisa, condotta dai carabinieri, su un giro di prostituzione tra Pisa e Migliarino. Ieri mattina due imputati hanno patteggiato davanti al secondo collegio (presidente Dani, a latere Iadaresta e Zucconi).

Per gli altri otto il Tribunale ha rinviato a novembre davanti a un nuovo collegio avendo i giudici pronunciato una sentenza sugli stessi fatti.

Si va dallo sfruttamento della prostituzione al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con appendici anche nella truffa con il Comune che si è costituito parte civile per un paio di matrimoni fittizi.

Gianluca Albino, 47 anni, originario di Napoli, residente a Pisa, ha patteggiato un anno e due mesi.

Giorgio Barsanti, 48 anni, di Castellammare di Stabia, residente a Massarosa, ha patteggiato due anni. A entrambi non è stata concessa la condizionale.

Secondo l’accusa, (pm Fabio Pelosi) tra il 2016 e il 2017 Barsanti svolgeva il ruolo di autista delle trans dalle loro abitazioni pisane a Migliarino e lungo l’Aurelia Sud.

Sul matrimonio fasullo la Procura contestava a Barsanti e Albino di «favorirne (alla trans clandestina, ndr) la permanenza sul territorio nazionale, Barsanti Giorgio quale ideatore e organizzatore dell’operazione, Albino Gianluca quale autore materiale, con artifizi e raggiri, consistiti nel simulare la presenza di Albino Gianluca nell’appartamento sito a Pisa in via Alessandro Poerio, inducendo in errore gli ufficiali dello stato civile del Comune di Pisa che ne concedevano la residenza anagrafica, e successivamente, simulando una relazione sentimentale tra Albino la predetta (omissis, ndr), inducendo in errore gli ufficiali di stato civile del Comune di Pisa che li univano in matrimonio procuravano a (omissis, se) l’ingiusto profitto del permesso di soggiorno con tutti i conseguenti vantaggi e favorivano la permanenza della stessa nel territorio dello Stato».



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