Il Tirreno

Versilia

il trionfatore 

Al lavoro dopo la festa

S.P.

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viareggio. Lo chiamiamo per farci raccontare gli umori del giorno dopo la vittoria tra i carri di prima categoria e lui, Luca Bertozzi, risponde così: «Hai voglia te se son sveglio, sono qui in Cittadella a lavorare…». Possibile? Possibilissimo. Forse lui per primo si sarebbe immaginato un risveglio da campione diverso, senza l’assillo di dover smontare il carro vincente per far posto a uno nuovo. Ma, con lo slittamento delle sfilate a settembre e ottobre, non poteva essere altrimenti.

Poco male, comunque: «La sveglia stamani me l’ha data mia figlia Luna che alle otto era già in piedi e chiamava mamma e papà – racconta lui – dopo la lettura dei verdetti non ho avuto molto tempo per stare con loro, quindi ne ho approfittato per giocare con la bimba e parlare con la mia compagna Lara dei verdetti».

E il pensiero, anche all’indomani del successo, è sempre quello: «Eravamo in tanti a giocarci la vittoria, ognuno con i suoi pregi e anche qualche piccolo punto debole: qualcuno doveva sfangarla, alla fine, e noi puntavamo al podio. Io e Lara abbiamo riflettuto su questo primo posto: ce lo siamo meritati davvero? Tutto ha funzionato bene, i movimentisti ad esempio sono stati bravissimi a sincronizzare i tempi scenici. E ho ricevuto tanti complimenti dai colleghi, tra cui Roberto Vannucci: il suo settimo posto è stata la sorpresa più amara, nell’ottica del concorso apprezzavo e temevo il suo carro».

Tredici vittorie, con questa, dalle maschere isolate alla prima categoria in quindici edizioni del Carnevale, dal 2007 a oggi. Eppure «non ti abitui mai ai verdetti, quando sei lì che ascolti ogni volta è come se fosse la prima. C’è tensione ma anche magia. È emozionante aver eguagliato il record di Simone Politi di vincere al debutto in prima categoria: lui è il mio faro, se mi sono avvicinato al Carnevale è grazie a lui e ricalcare le sue orme è una bellissima prospettiva».

Anche se i prossimi corsi mascherati sono vicinissimi, ci sarà modo di festeggiare: «Anzi, dobbiamo ancora celebrare la vittoria di un anno fa in seconda categoria, annullata poco prima del lockdown di marzo: la vogliamo fare, vedo che un po’ di restrizioni stanno cadendo». Una grande festa con le sue maschere, la Banda Bertozzi: «Non avendo le contrade come a Pietrasanta o Querceta è normale e anche bello che le tifoserie si esprimano con il senso di appartenenza a un carrista, senza ovviamente mai mancare di rispetto». E aggiunge: «Quando sono salito in seconda categoria ho accolto molte persone venute via da altri carri perché non volevano fare le coreografie: da un’accozzaglia di ribelli la Banda Bertozzi è diventata un bel gruppo dove non ci sono forzature. Certo, c’è il momento del divertimento sfrenato, ma stanno crescendo nel rispetto della preparazione dello spettacolo. È un bell’equilibrio tra questi due modi d’intendere il Carnevale: si può migliorare lo spettacolo pur rimanendo noi stessi, senza scimmiottare nessuno».

S.P.

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