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Versilia

Coreografie, figuranti e mascherone: lo spettacolo itinerante è servito

Simone Pierotti
Coreografie, figuranti e mascherone: lo spettacolo itinerante è servito

Gli autori spiegano che nulla viene lasciato al caso, la cura dei dettagli ha contribuito al successo della kermesse 

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Simone Pierotti

Viareggio. Una vistosa macchia arancione. Un po’ come quella sugli spalti dell’Amsterdam Arena nella mitologica semifinale degli Europei tra Olanda e Italia. Solo che qui non siamo all’interno di uno stadio, ma davanti al carro di Jacopo Allegrucci, dove la maggior parte dei figuranti a terra è vestita come il mascherone centrale – l’inconfondibile divisa da prigionieri delle carceri americane. E quella di disegnare costumi a immagine e somiglianza di pezzi delle costruzioni è una strada sempre più battuta nel mondo del Carnevale: «Al pubblico è piaciuto l'abbinamento – racconta Allegrucci – i carri ormai sono spettacoli itineranti e non bisogna lasciare niente al caso: tutti gli aspetti, dalla colonna sonora ai vestiti, sono studiati nei minimi dettagli». Sembra di leggere una tesina qualsiasi dell’esame di maturità, in cui c’è un filo conduttore a unire materie che non avrebbero nulla in comune: «Sì, in effetti è così – dice Marzia Etna – mi piace l’idea che i costumi dei figuranti siano in tema col carro e abbastanza simili al personaggio principale». Per Benjamin Lebigre «non poteva essere altrimenti» che quasi tutte le maschere di «Democrisia» fossero «un’armata di Charlie Chaplin» in giacca e bombetta, perché «Charlot rappresenta l’umanità, la maggior parte della popolazione mondiale messa in difficoltà dai plutocrati». Roberto Vannucci osserva che nel Carnevale «si va verso una maggior spettacolarizzazione, le coreografie sono parte integrante di un carro e noi dobbiamo adattarci a creare questo connubio: nel mio caso mi sono ispirato ai pagliacci del Cirque du Soleil scegliendo dei colori neutri rispetto a quelli dei mascheroni sulle torri». È dal 2010, come ci tiene lui stesso a precisare, che Luigi Bonetti sceglie dei costumi ad hoc per i figuranti delle sue costruzioni: «Anzi, ci mettiamo pure il trucco e facciamo il pacchetto completo – dice ridendo – per me deve esserci un legame tra le maschere e il carro, altrimenti quest'ultimo perderebbe di significato». Massimo Breschi ha iniziato ancora prima: «Quando ero in seconda categoria avevo un corteo a terra e già cercavo di creare vestiti in tema col soggetto: una volta era diverso, i costumi erano tutti gialli, o rosa, o bianchi, comunque monocolore, negli anni il Carnevale si è evoluto. E ti dirò, sono effettivamente un po’ cari ma sono anche più belli». Tra i carristi in attività da più anni, Alessandro Avanzini ricorda quei tempi: «Quando mio padre o Sergio Baroni concepivano i vestiti pensavano alla macchia di colore in funzione della cromaticità del carro: anche oggi è così, però cerchi di metterci un significato e di legarlo alla costruzione. Diciamo che siamo usciti da uno stile per entrare in un altro, con in aggiunta l’elemento delle coreografie: sono ancora a livello di partecipazione volontaria, non c’è una voce nel contratto di appalto o nel bando di concorso che le disciplini e sono i carristi a scegliere di farle per migliorare il loro lavoro. Il Carnevale è fatto di passione, però credo che bisognerebbe iniziare a farci una riflessione sopra».

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