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«Ho 62 anni, cerco lavoro e sono considerato uno scarto». La storia di Giuseppe, per 30 anni nel settore alimentare e ora a caccia di occupazione
Giuseppe ha 62 anni e non riesce a trovare un impiego. L'appello «Chiedo solo di essere messo alla prova»
Viareggio. Perdere il lavoro “quando tra i capelli un po’ di argento li colora”, parafrasando una celebre canzone nei cui versi la perdita riguardava l’amore, ma l’effetto è identico: “Rischi di impazzire, può scoppiarti il cuore ”. È la storia di Giuseppe, 62 anni, identica alle tante di uomini e donne che superati i 50 anni si ritrovano, per mille motivazioni, alla ricerca di una occupazione. Di fronte ad annunci rivolti a tirocinanti o a chi – si legge ovunque – «ha voglia di imparare», ovvero a coloro che abbiano una età compresa tra i 18 e i 29 anni. «Ho 30 anni di lavoro in un settore alimentare del quale conosco ogni particolare», racconta Giuseppe: «Per la pensione devo attendere e qualche anno di contributi è saltato per un fallimento di una delle imprese nelle quali ho lavorato. Ma negli ultimi tre anni, trascorsi a cercare un posto, mi sono reso disponibile a fare di tutto anche grazie al mio fisico che, come si dice, “regge”». Eppure, annuncio dopo annuncio, «appena sentono l’età non se ne fa più niente, a prescindere delle mie capacità».
Niente da fare nel settore pulizie e neppure in quello della ristorazione (aiuto cuoco o lavapiatti), «scartato anche per le mansioni minime, di base», continua il racconto disperato: «Non conta cosa so o non so fare. C’è un muro invalicabile, che è quello dell’età che mi rende da buttare via».
Negli ultimi tre anni, Giuseppe ha inviato curriculum ovunque: «In qualche caso ho creduto di aver toccato il cielo con un dito anche solo per un contratto di un mese in un supermercato. Colloquio con l’agenzia di lavoro interinale, documentazione inviata compreso Iban per ricevere lo stipendio e poi fine delle comunicazioni. Nessuno mi ha fatto sapere più niente». Giuseppe ha avuto accesso anche al reddito di cittadinanza («poco meno di 300 euro») ed è stato contattato dalle figure destinare alla ricerca di un’occupazione per i percettori del sostegno. Il navigator gli ha redatto il curriculum in formato europeo, gli ha inviato un elenco di aziende e numeri di telefono, gli ha segnalato le agenzie di lavoro interinale alle quali si era già rivolto da solo e lo ha invitato a munirsi di Spid.
«Io chiedo almeno di essere messo alla prova», così il racconto di Giuseppe che ha ancora figli in età di studio di fronte ai quali ogni no pesa sul cuore come un macigno insostenibile: «Poi se non vado bene non vado bene. Ma non mi si può considerare uno scarto a prescindere». Eppure così accade. Anche perché non c’è annuncio che non ponga limiti di età stringenti e rigorosamente sotto i 50 anni. «Mi sono offerto per pulire palestre e magazzini, per controllare gli ingressi dei supermercati durante la pandemia. Sono stato soccorritore per tanti anni e anche bagnino. Ho sostenuto colloqui con le catene della grande distribuzione per il mio mestiere che è addetto alla pescheria con una esperienza trentennale nel settore. Ma non è saltato fuori proprio niente. Così la vita diventa insostenibile: per il denaro che manca anche solo per fare benzina per andare a cercare lavoro, ma anche psicologicamente. Potrei fare di tutto e invece mi viene ricordato che a 62 anni non sono più utile alla società».
Da una recente indagine Bva Doxa per l’evento “Seniors Impact Initiative” nell’ambito del “SingularityUItaly Summit 2019”, emerge che gli over 60 che lavorano in Italia sono oltre due milioni e i risultati di questa ricerca dicono che il 55 per cento di loro lo fa per libera scelta anche se potrebbe smettere, mentre solamente il 15 per cento afferma di lavorare per motivi economici. Eppure rientrare nel mondo del lavoro, superati i 50 anni è quasi un’impresa disperata anche se si hanno competenze specifiche magari in settori poco appetibili per i più giovani.
«Non ce la faccio più», sono le parole di Giuseppe al Tirreno, «e non vedo una via di uscita da questa situazione nella quale chiedo una cosa sola: prima di sbattermi la porta in faccia mettetemi alla prova. Solo questo».
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