Sicurezza
Il cerimoniere di Venezia «Qui è un rito collettivo»
Maurizio Agosti paragona la festa in piazza San Marco con le sfilate dei carri «Ringrazio la Fondazione di aver fatto la manifestazione: dà speranza a tutti»
Cesare Bonifazi
Viareggio. C’è un filo che conduce da piazza San Marco a Venezia e piazza Mazzini a Viareggio. Il suo nome è Maurizio Agosti, attore e maestro di cerimonie e ambasciatore ufficiale del Carnevale di Venezia nel mondo da 29 anni. Per lui quella di Viareggio è la prima volta, per lo meno al Carnevale e la differenza con Venezia la vede e la sente.
«Il nostro Carnevale ha come suo centro la persona - spiega Agosti dalla tribuna ammira la parata dei carri - è più libertino: il nobile con la maschera può dare libero sfogo alla propria natura, così come l’uomo del popolo può interpretare la parte di chi non è. In un certo senso, ognuno può essere chi vuole e siamo tutti sullo stesso piano. Viareggio ha uno spirito diverso: più giocoso, se vogliamo. Qui al centro non c’è il singolo ma la collettività che viene esibita e portata al suo massimo. Qui il singolo è parte di una maestosità, è parte di un tutto che crea un messaggio. L’interesse sul vostro Carnevale infatti non è solo alla bellezza dei carri ma anche alla satira e ai temi sociali. Sono estasiato dalla maestria di questi costruttori che riescono a creare delle cose meravigliose e poi trovo molto interessante la parte dei movimenti. Ma la cosa che mi piace particolarmente sono le coreografie: ogni carro diventa come un piccolo musical. Se proprio devo trovare un difetto è che spesso le musiche dei carri si sovrappongono e diventa un po’ caotico. Ma è un particolare e soprattutto è parte di una bellezza unica».
Un passato insieme alla divina Grace Jones, ha collaborato con tanti grandi del mondo dello spettacolo, passando anche per la Toscana: «Quando vivevo a Milano ho avuto l’opportunità di avere come maestro il grande Lindsay Kemp, è da lui che ho imparato l’abilità di utilizzare il volto come strumento di comunicazione dei miei personaggi. Siamo rimasti sempre grandi amici e lo sono venuto a trovare a Livorno. Ero nella camera ardente al teatro Goldoni quando se n’è andato. Per me è stato un grandissimo dolore. Nel mio pellegrinaggio artistico in giro per l’Italia è capitato che venissi sulla costa: ho portato alcuni personaggi all’ex discoteca Insomnia di Ponsacco e sono venuto anche al Seven Apples».
Venezia è stato un Carnevale online: «La pandemia ci ha impedito di fare qualsiasi tipo di evento in presenza. Abbiamo avuto un discreto riscontro sul piano delle metriche e delle visualizzazioni. Ma non è stata sicuramente la stessa cosa. Il fatto che a Viareggio ci sia stata la volontà di fare le sfilate, anche fuori stagione, è una speranza per tutti i Carnevali del mondo. Devo ringraziare la Fondazione di averci provato e aver portato i carri in strada: per prima cosa perché almeno per una volta sono riuscito a venire e in generale per aver lanciato questo messaggio importante che possiamo uscire da questa pandemia per sempre».
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