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Perizia in corso sulla trebbiatrice che ha ucciso l’imprenditore

Pietro Barghigiani
Perizia in corso sulla trebbiatrice che ha ucciso l’imprenditore

La Procura vuole accertare se il mezzo agricolo  aveva dei difetti di fabbrica e l’eventuale origine del blocco

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Pietro Barghigiani

Viareggio. Un infortunio sul lavoro mortale senza testimoni. Un incidente avvenuto nel campo di proprietà della vittima, titolare con il fratello della ditta di famiglia attiva nella produzione di cereali.

La tragedia di Massimiliano Malfatti, 54 anni, nato a Viareggio ma dal 1972 trasferitosi a San Giuliano, residente in via Vecchia Pietrasantina a Madonna dell’Acqua, ha chiuso martedì sera una giornata campale in Italia con sei morti sul lavoro. Un bollettino di guerra che lascia sgomenti. E che in provincia conta già due decessi nel giro di qualche settimana dopo quello di un operaio colpito alla testa da una benna nella tenuta privata di Ghizzano a Peccioli.

Sull’episodio accaduto nel campo di granturco in via Pasteur a Pontasserchio oggi la Guardia di finanza, intervenuta dopo la segnalazione di un cittadino, consegnerà l’informativa al magistrato di turno, Giancarlo Dominijanni.

Non ci sono indagati in questa prima fase di accertamenti sostanzialmente tecnici. La Procura deciderà oggi se disporre l’autopsia o limitare la ricognizione del medico del legale a un esame esterno del cadavere straziato dalla trebbiatrice.

Le origini del decesso, così come la dinamica non hanno bisogno di particolari approfondimenti.

Il corpo dell’imprenditore agricolo è stato aggredito alla testa e alla parte superiore del tronco dalle lame del mezzo dal quale era sceso per controllare l’origine di un ostacolo improvviso.

Un aspetto che la Procura intende chiarire riguarda la funzionalità della mietitrebbia Laverda L521, un modello datato in uso alla società agricola “Malfatti Raffaello & Figli”. E per accertare eventuali malfunzionamenti, imputabili a difetti di fabbrica, gli inquirenti affideranno un incarico a un consulente tecnico che analizzerà il mezzo finito sotto sequestro.

È uno scrupolo investigativo per togliere qualunque ombra sull’origine di un incidente che per dinamica ed epilogo toglie ogni parola che non sia quella dello sconforto.

Per quello che è stato possibile ricostruire, Malfatti sarebbe sceso dalla trebbiatrice portandosi davanti al mezzo.

Qualcosa non gli consentiva di andare avanti nel campo. All’improvviso, però, il Laverda L521 è ripartito e le lame hanno straziato l’imprenditore. Non vedendolo rientrare a casa, uno dei figli è andato a cercarlo. In lontananza ha visto la trebbiatrice ferma, immersa nel granturco. È corso a perdifiato per poi trovarsi davanti il corpo senza vita del padre. Una scena che ha aggiunto dolore a un dramma che ha travolto la famiglia Malfatti.

La centrale operativa del 118 ha inviato un’ambulanza della Misericordia di Pisa. Ormai non c’era più niente da fare. Il corpo è stato trasferito a medicina legale dalla Pages della Pubblica Assistenza. In attesa delle decisioni della Procura prima di poter tornare dai familiari per l’ultimo saluto.

L’addio a un imprenditore che martedì pomeriggio ha salutato i familiari per fare quello che era il senso della sua vita e che non è più tornato a casa.

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