Il dolore
Asta Perini ancora deserta malgrado il prezzo ribassato
Appello dei sindacati per trovare un acquirente che abbia esperienza nel settore Riva (Cgil): «È bene evitare compratori dalla dubbia moralità imprenditoriale»
Viareggio. Fumata nera, di nuovo. Va deserta anche la seconda asta per l’acquisto di Perini Navi, il prestigioso marchio di barche a vela di grandi dimensioni fallito nel gennaio scorso. Nessuna offerta è arrivata, entro la scadenza diieri, al curatore fallimentare Franco Della Santa, nonostante il prezzo-base fosse sceso da 62, 5 milioni di euro a 53, 5 milioni.
In vendita c’era il complesso aziendale unitario formato dai cantieri navali di Viareggio e La Spezia, dalla partecipazione al 100 per cento nella Perini Navi Usa. Nel pacchetto ci sono anche una nave in costruzione, più i rapporti di lavoro in essere (75 i dipendenti rimasti) e le concessioni demaniali.
Adesso il giudice delegato deciderà la nuova data e prezzo-base della terza asta: i tempi per il rilancio di un nome storico della cantieristica navale si allungano, col rischio di perdere clienti e fette di mercato.
Immediata la risposta del sindacato che in questo momento è preoccupato per le sorti dei lavoratori direttamente coinvolti ma anche dei posti di lavoro messi in pericolo nell’indotto: «La richiesta di una proroga della cassa integrazione che abbiamo ricevuto oggi è necessaria, proprio per poter garantire i lavoratori in attesa della finalizzazione della prossima asta, che auspichiamo avvenga in tempi celeri a un valore aziendale che tenga conto fino in fondo non solo della condizione debitoria cumulata, ma anche delle risorse necessarie per chi comprerà per riavviare un cantiere fermo da circa due anni – fa sapere Nicola Riva della Fiom Cgil – Ci auguriamo che ci siano contatti seri nel prossimo futuro: c’è bisogno di un imprenditore serio, del territorio e del settore che sia disposto a investire decine di milioni di euro che non solo assicuri un futuro all’azienda ma anche uno standard qualitativo e distintivo del marchio. C’è il timore che possa cadere in mano a imprenditori di dubbia moralità imprenditoriale. In tal senso vorremmo che la Regione Toscana Fosse nuovamente presente ai tavoli che si succederanno per garantire formalmente che chi assumerà le attività lo farà insieme alle concessioni demaniali e con tutte le garanzie dal punto di vista occupazionale ed industriale del caso. Purtroppo il passato recente ce l’ha insegnato e dobbiamo evitare il ripetersi di errori che ricadono poi sulla collettività locale, sui lavoratori e sulle imprese dell’indotto aziendale».
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