Sicurezza
Da Acireale ai viali a mare: il sogno (realizzato) di Andrea
Viareggio. E pensare che con il Carnevale aveva deciso di chiudere. Almeno nella sua Acireale, giù in Sicilia, dove aveva iniziato da giovanissimo a collaborare con uno dei vari cantieri impegnati nella costruzione dei carri. Poi, tramite un amico, aveva saputo che al Carnevale di Viareggio cercavano una figura con le sue mansioni: non è più andato via. E anzi, oggi gareggia pure tra le maschere isolate con un’opera tutta sua. Andrea Scaccianoce ha trent’anni e ha trascorso metà della sua vita a impastare la cartapesta, a darle forma, a colorarla: «Ho iniziato a bazzicare i cantieri di Acireale a 14-15 anni – ricorda – ho collaborato con diversi, vincendo anche dei premi pur non comparendo mai tra i costruttori».
Una carriera che sembrava ben avviata, con tanto di laurea in scenografia all’Accademia delle belle arti di Catania. E invece «nel 2018 mi sono ritirato, la mia esperienza ad Acireale era finita». Sennonché, viene a sapere che a Viareggio erano alla ricerca di qualcuno che sapesse lavorare nel mondo del Carnevale: «Sono venuto qui a collaborare con Roberto Vannucci e ho fatto una scelta di vita, mollando tutto giù e trasferendomi, tant’è che ora la specializzazione la sto facendo a Carrara». Lo dice lui stesso citando una canzone di Achille Lauro: «Sì, ci sono cascato di nuovo».
Finora aveva collaborato alla realizzazione di due carri, “Alta marea” e “Beata ignoranza”. «Però un conto è far parte delle maestranze, un conto è partecipare alle sfilate come costruttore: ti senti davvero protagonista. E io l’emozione del debutto l’ho sentita: è stata una soddisfazione portare una mia creazione sui viali a mare di Viareggio, meta ambita da chiunque lavori nel Carnevale». E aggiunge: «L’emozione è stata doppia, perché abbiamo sentito anche l’onere di ripartire anche per tutti quei Carnevali che sono dovuti restare fermi: siamo rimasti chiusi per tanto tempo, è giusto lanciare un messaggio di speranza». La sua maschera isolata, Per quei miseri euro, è una denuncia contro il caporalato e lo sfruttamento del lavoro: «Mi sono immaginato un caporale che guida un enorme triciclo, con un operaio che gira all’interno di una grande ruota come se fosse un criceto. E alla fine, alla domanda sul perché lo faccia, la risposta è proprio quella del titolo: per quei miseri euro».
S.P.
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