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Lutto 

Addio a Lippi il pittore del nero che ha raccontato l’astrattismo

Roy Lepore
Addio a Lippi il pittore del nero che ha raccontato l’astrattismo

L’artista è deceduto a 73 anni per una malattia fulminante I suoi funerali oggi pomeriggio alle chiesa del Don Bosco

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Roy Lepore

Viareggio. È scomparso ieri dopo una breve malattia durata appena due mesi, il pittore viareggino Giuseppe Lippi. Aveva 73 anni ed era molto conosciuto per la sua carriera artistica. Le sue opere, già in alcune istituzioni museali, sono state pubblicate su innumerevoli pubblicazioni.

«Con lui scompare un fraterno e generoso amico. Non lo dimenticherò, non lo dimenticheremo - dice il critico d'arte Lodovico Gierut, uno tra i primia essere stato informato dalla moglie dell’artista, Grazia, conosciuta da tutti come Graziella.

L'arte viareggina perde un esponente importante che l'ha saputa rappresentare nel corso degli anni.

Lippi si è formato frequentando la facoltà di Architettura a Firenze iniziando l'attività pittorica nel 1975 e partecipando a rassegne soprattutto in Italia. Era conosciuto anche come scultore.Le sue opere sono conservate non solo in Italia ma anche negli Usa. Tra queste ne ricordiamo alcune, "Figurazioni e Trasgressioni" e "Paesaggi del non luogo", Presenze artistiche ad Azzano" di Seravezza.

il suo genere pittorico era particolare e ispirato all’astrattismo, come ricorda un altro collega, Angelo Dionigi Fornaciari.

«Amava il nero, nelle sue opere trovavi quasi sempre questo colore , avevo con lui un rapporto professionale profondo e l’arte è il linguaggio che ci accumunava. Era suggestivo. Eravamo nati nello stesso anno il 1948, come il nostro concittadino famoso, Marcello Lippi. La sua pittura era una costante ricerca dell'astrazione, non era figurativa, però proprio questa particolarità di utilizzare un nero d'avorio lo contraddistingueva facendosi apprezzare da molti».

Tornando alle sue opere, sono collocate in collezioni private e pubbliche di assoluto livello, sia in Italia che all'estero, ricorda l'amico Lodovico Gierut, nonchè in archivi specializzati: «Sono numerose le personali che ha tenuto, tra le quali se ne ricordano simbolicamente due, a Viareggio, Galleria Mercurio Arte Contemporanea, e a Pisa, Galleria Pisanello. Ha ottenuto riconoscimenti a Venezia, Arona, Massarosa, Livorno, Fucecchio, Pietrasanta, Ponte Rocca».

Su di lui hanno scritto in molti critici d'arte, al di là dell'analisi prettamente critica, il suo curriculum è vasto anche per citazioni e riferimenti vari in periodici e pubblicazioni specializzate, tra cui il Catalogo dell'Arte Moderna, Editoriale Giorgio Mondadori 2020 è arricchito persino da liriche, tipo quella di Lamberto Giannecchini dove, a proposito del suo nero afferma testualmente che «il suo nero è il silenzio che sopisce».

«La sua pittura è fatta di molti elementi simbolici- dice Gierut - sovente collegati ad un proprio "nero colore", pur se non mancano altri cromatismi, dove pulsa inesausto e sempre rinnovato il silenzio come il grido, nella versatilità creativa che affronta e porta in essere con estremo equilibrio e personalità qualsiasi tematica».

La salma si trova presso la sala del commiato al cimitero della Misericordia. Il funerale è fissato oggi alle 15 alla chiesa di Don Bosco al Marco Polo. Lascia la moglie Grazia, le figlie Monica e Alessandra, quattro nipoti.

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