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«Testamento conteso Il confronto pubblico tra tutti i protagonisti è ormai inevitabile»

Donatella Francesconi
«Testamento conteso Il confronto pubblico tra tutti i protagonisti è ormai inevitabile»

Interviene Alberto Ramacciotti, ex presidente della Misericordia di Stiava al tempo della contesa giudiziaria

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Donatella Francesconi

viareggio. Testamento conteso, torna intervenire sul caso Alberto Ramacciotti, in attesa della decisione della Corte d’Appello di Firenze sulla richiesta di “cessata materia del contendere” avanzata dalla Misericordia di Viareggio, che in primo grado si è vista contestare come nulli, dal Tribunale di Lucca, i due testamenti che, a differenza dal primo, lasciano tutto alla Arciconfraternita viareggina. Ramacciotti parla, spiega, come «compaesano del marito Ado Duccini, amico di famiglia da oltre 60 anni, profondo conoscitore e assiduo frequentatore della famiglia da oltre 30 anni, curatore degli affari previdenziali della famiglia da sempre, ex presidente della Misericordia di Stiava negli anni della vicenda dei testamenti plurimi».

La sentenza di primo grado – ricorda Ramacciotti – «si fonda sulla profonda convinzione del giudice che il testamento che “lascia tutto” alla Misericordia di Viareggio non corrisponda assolutamente alla più volte richiamata volontà dei coniugi (che era quella di fare della carità diffusa), e quindi che quel testamento non sia proprio il frutto di una spontanea volontà della defunta e che comunque possa lasciare spazio all’interpretazione che possa in qualche modo essere stata forzata la mano a una persona molto anziana, in grave difficoltà fisica e mentale». Un quadro che avrebbe potuto essere superato, sottolinea Ramacciotti, se non avesse avuto un seguito amaro: «Si discute settimane per trovare un accordo che, in cambio della rinuncia da parte della Misericordia di Viareggio al ricorso in appello, preveda un sostanzioso contributo (circa 35mila euro) alle enormi spese legali sostenute nei vari giudizi in cui è stata sempre soccombente e condannata alle spese. Accordo sottoscritto e garantito da un autorevole personaggio il 4 marzo scorso (la Misericordia di Viareggio ha spiegato al Tirreno che si tratta del vescovo di Lucca, ndr): ma la promessa rinuncia all’appello – che sarebbe dovuta avvenire immediatamente dopo la sottoscrizione – diventa dopo alcune settimane di solleciti inutili una unilaterale richiesta da parte dell’avvocato della Misericordia di “Cessata materia del contendere”. Senza che altre parti, i loro avvocati e il mediatore ne vengano messi a conoscenza. Con lo stesso sistema “carbonaro” si procede, unilateralmente, ad avanzare richiesta di esame urgente».

Nel frattempo – così la ricostruzione di Ramacciotti – «viene assicurato a tutti che questa è la via più breve per poter incassare il denaro dalla banca. E, sempre unilateralmente, viene chiesto alla banca se sia disponibile a liberare e distribuire agli enti interessati, secondo le percentuali indicate nell’accordo, le somme disponibili su conto corrente. Anche in questo caso, non passava occasione che venisse assicurato che bastava andare in banca e ritirare il denaro firmando la ricevuta. Dopo alcuni mesi, la banca risponde che è disponibile dietro fornitura della documentazione di legge e a condizione che si estingua il conto e si ritiri il contenuto delle casette di sicurezza. Naturalmente, se uno solo degli eredi o dei legatari non è d’accordo e non firma, tutto va a monte».

Ramacciotti si sofferma sulle questioni relative ai beni del testamento costituiti da casa e cassette di sicurezza: «Con la rinuncia all’appello veniva ripristinata la figura dell’esecutore testamentario che poteva procedere alla vendita dell’immobile e del contenuto della cassetta. Si sarebbe così potuto scegliere se procedere a distribuire subito un acconto (dopo aver pagato debiti e spese) salvo poi saldare la differenza a vendite avvenute, oppure vendere tutto e poi procedere al riparto. Il tutto, quasi certamente, entro Natale. Invece, chissà quando si potrà fare. Ammesso che non si vada in Cassazione».

Ramacciotti torna a ribadirlo: le scelte della Misericordia «incentivano a buttare via in ingiustificabili spese legali cifre inimmaginabili che potrebbero e dovrebbero essere destinate a usi molto più nobili e che appartengono alla comunità viareggina. Perché non vengono rese pubbliche queste cifre? Perché gli organismi di coordinamento e controllo, locali, regionali e nazionali tacciono su questa vicenda che non fa bene alla immagine della Misericordia e non solo? Sarebbe interessante (e ormai necessario se non inevitabile) un confronto pubblico per fare definitivamente chiarezza completa sulle responsabilità. Non avrei difficoltà a partecipare se indetto. Per rispetto dell’autorevole mediatore, al quale vanno incondizionato rispetto e gratitudine per averci provato, anche se era chiaro fin dall’inizio che si trattasse di compito disperato e difficilissimo».

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