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Versilia

gli esordienti della cartapesta 

Serena, se amore e rivalità sbocciano fra le maschere

Simone Pierotti
Serena, se amore e rivalità sbocciano fra le maschere

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Simone Pierotti

Viareggio. Galeotta fu la Carnival Lab Academy, la scuola della cartapesta per aspiranti carristi. Perché lì Serena Mazzolini, all’esordio tra le maschere isolate, ha appreso trucchi e tecniche del mestiere. E poi perché lì ha conosciuto il suo Paolo, che di cognome fa Vanni, curiosamente pure lui in gara come mascheratista ma in coppia col fratello Alessandro.

La loro storia d’amore è pressoché senza precedenti nella storia del Carnevale: di carristi fidanzati o sposati che gareggiavano insieme ce ne sono stati, nel corso degli anni, ma come rivali… «Io e Paolo ci siamo conosciuti al corso, tra me e lui è stato amore a prima vista – racconta Serena – lui e suo fratello Alessandro avevano già dei trascorsi nel Carnevale, ma anch’io volevo presentare una maschera isolata tutta mia e coltivare il mio piccolo sogno».

La commissione bozzetti, a quel punto, ha fatto il resto: sia i fratelli Vanni che Serena Mazzolini sono stati ammessi a partecipare al concorso. «Non sentiamo questa rivalità. Anzi, ci siamo sempre scambiati pareri e consigli anche con suo fratello: li rispetto entrambi, sia come costruttori che come persone».

Anche Serena, comunque, non è del tutto una novizia nell’arte della cartapesta: «Sono di Pietrasanta e ho iniziato al Carnevale di Pietrasanta, prima come maschera e poi come addetta alla costruzione dei carri: un volta, con la contrada dell’Africa-Macelli, abbiamo pure vinto».

Diplomatasi al liceo artistico di Carrara («E ho fatto anche la scuola Trimoda a Viareggio, sono sarta e stilista e mi sono cucita da sola i vestiti per la mia maschera isolata»), Serena ha poi seguito il corso di cartapesta alla Cittadella: «Da lì sono entrata a lavorare con Fabrizio Galli: quello del Carnevale è un mondo a sé, ha dei ritmi massacranti ma lo faccio volentieri. E con Fabrizio ci siamo subito trovati bene».

Il tema scelto per la maschera isolata è, purtroppo, attuale: si parla di vittime di abusi. «È un argomento che mi preme molto, le donne non sono le uniche vittime ma di sicuro sono le più colpite. L'idea era nata proprio durante il lockdown, periodo in cui c’è stato un aumento delle violenze domestiche nei confronti delle donne».

E l’emozione per il debutto di sabato scorso? «Avevamo già sfilato nel 2020 come partecipanti della Academy con i nostri lavori, ma eravamo tutti fuori concorso. Stavolta no: ognuno è per conto suo e in gara contro gli altri, quindi ero molto più tesa. Ma è una tensione positiva: quest’esperienza mi sta dando tantissimo».

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