Il dolore
Volontariato e testamenti contesi Attesa la decisione in Corte d’Appello
Ancora tre mesi di suspense nel caso che contrappone Misericordia di Viareggio e Misericordia di Stiava
Donatella Francesconi
viareggio. Ancora tre mesi, circa, per sapere cosa la Corte d’Appello di Firenze, prima Sezione civile, deciderà in merito alla richiesta di dichiarare cessata materia del contendere nella aspra vicenda giudiziaria che vede contrapposti da una parte la Misericordia di Viareggio e dall’altra Misericordia di Stiava e Parrocchia dei Sette Santi fondatori. Al centro della contesa c’è la vicenda di due testamenti, datati a distanza di due mesi l’uno dall’altro e completamente diversi da quello di quattro anni prima che la defunta aveva condiviso con il marito poi morto. Testamenti entrambi dichiarati nulli dal Tribunale di Lucca. La Misericordia di Viareggio, nei due atti dichiarati nulli, diventava unico destinatario dell’intero lascito, per un valore di circa 700mila euro tra denaro ed immobili.
Il Tribunale di Lucca, invece – nel 2019 – ha così sentenziato: «Il testamento redatto in data 11 marzo 2004 dalla signora Minnie Da Caprile, nata nel 1917, una vita da insegnante elementare, è speculare a quello redatto nella stessa data dal marito della donna, Ado Duccini. In sostanza, sottolineano i giudici, «i due coniugi, nella piena condivisione dei rispettivi intendimenti (condivisione esplicitata più volte e chiaramente nei due atti), avevano formulato volontà testamentarie da valersi, per ciascuno di essi, per il caso della premorienza dell’altro». Quattro anni dopo, nei testamenti dichiarati nulli dalla sentenza, datati 12 giugno e 25 agosto 2018, si trovano riferimenti alla condivisione delle volontà del marito, nel frattempo deceduto, di modificare il lascito. Ma «trattasi di grave ed oggettivo elemento di incoerenza», stabilisce la sentenza di primo grado, «rispetto alla più volte menzionata (sia nei testamenti distinti e speculari dei due coniugi nel 2004, sia nelle premesse di quelli del 2008) condivisione di intendimenti tra i medesimi, condivisione palesemente smentita con la nomina ad erede universale della Misericordia di Viareggio, precedentemente beneficiaria della sola percentuale del 25 per cento. E con la elisione delle figure di entrambi gli esecutori testamentaria (più volte prima indicati come persone di stima e fiducia) nonché del minuzioso “iter” di formazione della massa di denaro da dividere, anche a seguito della vendita di beni immobili».
La volontà dei coniugi Da Caprile e Duccini era quella di destinare il lascito alle finalità di assistenza, beneficenza, ed aiuto ai meno abbienti. Così, almeno per il momento, non è stato. Perché la somma è ancora bloccata dal contenzioso legale che rischia di proseguire ancora a lungo.
Nel giugno di quest’anno, una nota ufficiale della Arciconfraternita viareggina a firma del presidente, Gabriele Cipriani, spiegava: «Fino al termine dell’iter giudiziario il testamento valido è quello che vede la Misericordia di Viareggio come erede universale. Poiché si sarebbe dovuti addivenire ad una proposta conciliativa, l’ente da me presieduto era intenzionato a rinunciare al 100 per cento dell’eredità per un 70 per cento, meno della media aritmetica fra quel 45 per cento stabilito nel primo testamento ed il 100 per cento del secondo testamento (quello attualmente valido)».
Da allora, fino all’udienza davanti alla Corte d’Appello di Firenze – che ha trattenuto la causa in decisione il 14 settembre, come spiega il vice presidente della Misericordia di Viareggio, Riccardo Mirarchi – si è tentato di raggiungere un accordo, messo nero su bianco con la mediazione – è lo stesso Mirarchi a raccontarlo al Tirreno – con il vescovo di Lucca, Paolo Giulietti. Accordo che è stato portato all’attenzione dei giudici fiorentini. I quali hanno chiesto a tutte le parti il deposito delle comparse conclusionali entro 60 giorni dalla ordinanza del 14 settembre e delle memorie di replica entro 20 giorni dopo i 60. Il che fa – appunto – ancora 80 giorni solo per completare l’iter indicato dai giudici. Se non fosse che c’è un elemento dell’accordo che non ha trovato attuazione: la rinuncia al ricorso in Appello da parte della stessa Misericordia di Viareggio. Il cui presidente a giugno aveva spiegato che «gli amministratori dell’Ariconfraternita viareggina hanno l’obbligo di mostrare la diligenza del buon padre di famiglia. I nostri legali affermano che scostarsi dal comportamento che finora abbiamo tenuto significa venire meno al nostro dovere».
Risultato della ingarbugliata vicenda è che il denaro è fermo e le volontà dei coniugi deceduti sono ben lungi da trovare applicazione. Mentre aumentano le spese legali (a carico della Misericordia di Viareggio) per l’intero iter nella aule di giustizia.
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