Sicurezza
Ferragni, Conte, Aladino e l’ipocrisia degli Usa: ecco le maschere isolate
Una categoria rinnovata, con metà dei costruttori al debutto assoluto Non mancano i temi di denuncia sociale, ma anche la riflessione sulla festa
Simone Pierotti
viareggio. Se c'è una categoria di costruzioni del Carnevale che è stata profondamente rinnovata, quasi rivoluzionata, rispetto all'ultima edizione è quella delle maschere isolate, dove la metà degli artisti in gara è al debutto assoluto nel mondo della cartapesta. Tra volti vecchi e nuovi sono dieci le opere sfilate sui viali a mare che i giurati sono chiamati a valutare.
Aladino di Federica Bonetti. La maschera dell'esordiente Bonetti prende spunto dalla storia di Iqbal Masih, il bambino-operaio pakistano che diventò un simbolo della lotta contro il lavoro infantile: Aladino rappresenta tutti quei bimbi costretti a lavorare ma che sognano di volare verso la libertà.
Non sto più nella pelle di Susanna Carofiglio. Gioco di parole per un'altra debuttante: un serpente che fa la muta viene qui usato come metafora del Carnevale, inteso come periodo in cui possiamo cambiare pelle, voltare pagina, rinnovarci e goderci la vita.
Mai Stati Uniti di Andrea Giulio Ciaramitaro. Un grande hot dog per raccontare le contraddizioni e le «ipocrisie che costellano la storia degli Usa», Paese che aspira ad essere garante della democrazia ma che finisce per rivelarsi una fucina di cattiva alimentazione per il nostro spirito.
Che Conte? di Michele Deledda. La maschera isolata è il racconto della situazione italiana durante i mesi più duri della pandemia da Covid-19: l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con il volto coperto dalla mascherina, è ritratto mentre tiene tra le mani il Paese colpito dal virus.
Il potere nascosto di Michelangelo Francesconi. Come suggerisce il titolo, l'opera di Francesconi prende di mira i poteri occulti in grado di controllare il mondo grazie anche al bombardamento di fake news che rende ormai difficile per i comuni mortali distinguere il vero dal falso.
Nella gabbia d'oro di Serena Mazzolini. Tema forte, quello scelto dalla terza debuttante al femminile di questo Carnevale: la costruzione è una simbolica sintesi della richiesta di aiuto da parte di tutte le persone vittime di abusi.
The show must go on di Lorenzo Paoli. Trent’anni fa usciva uno dei brani più famosi interpretati da Freddie Mercury, che qui canta con il microfono in una mano e la mascherina nell'altra: quella canzone oggi, con la forza della musica, ci esorta ad affrontare il presente.
Per quei miseri euro di Andrea Scaccianoce. La costruzione dell'esordiente mascheratista siciliano denuncia il fenomeno del caporalato: milioni di operai sono costretti a lavorare senza tutela, diritti, turni di riposo e misure di sicurezza, mentre i caporali si riempiono le tasche grazie alle misere paghe che concedono.
Baciami ancora di Edoardo Spinetti. Rivisitazione artistica dello storico bacio tra il marinaio e l’infermiera, simbolo della fine della Seconda Guerra Mondiale: oggi la guerra è contro il virus ma – dice il giovane debuttante – siamo pronti a tornare in strada, per abbracciarci e baciarci ancora una volta.
Che bambola di Alessandro e Paolo Vanni. È la maschera isolata dedicata a Chiara Ferragni, immaginata come una fashion doll con abiti e accessori che fa impazzire i suoi follower. La costruzione vuole far riflettere sugli influencer, visti come bambole costrette a recitare lo spettacolo della propria vita.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
