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Versilia

Non è mai troppo tardi per esordire: l’emozione e le lacrime dei debuttanti

Simone Pierotti
Non è mai troppo tardi per esordire: l’emozione e le lacrime dei debuttanti

Parlano i cinque costruttori che hanno sfilato per la prima volta nelle varie categorie. E c’è chi ha «pianto tutta la mattina»

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Simone Pierotti

viareggio. Chiamiamolo il bello, oltre che il ballo, dei debuttanti. Il bello, perché per un carrista – o un mascheratista – esordire in una nuova categoria del Carnevale si porta sempre dietro un bagaglio di umori, adrenalina, paure, emozioni. Il ballo, perché al termine degli avanzamenti e delle retrocessioni il valzer è stato notevole: due esordienti tra i carri grandi e altrettanti tra le mascherate di gruppo, una tra le costruzioni di seconda categoria. E poi ben cinque tra le maschere isolate. Una prima volta in cui, nel loro caso specifico, l'attesa è stata ancor più interminabile, complice lo slittamento delle date dei corsi mascherati da febbraio a settembre.

Eppure «me lo immaginavo così – racconta Marzia Etna, al primo carro di seconda categoria in carriera assieme al figlio Matteo Lamanuzzi e al marito Giancarlo –: non ho fatto altro che piangere per tutta la mattina di sabato. Si sono complimentati in tanti con me, e fra questi numerosi colleghi: sono sempre stata rispettosa verso gli altri e forse è anche per questo che me li hanno fatti». E l'avventura continua, volendo citare il titolo della maschera isolata con cui esordì (vincendo) nel 1986: «Per essere il primo carro sono soddisfatta, ho dimostrato di essere in grado di farli».

Per un periodo hanno condiviso lo stesso hangar alla Cittadella e sono saliti assieme in prima categoria, Luca Bertozzi e Luciano Tomei. Ma le loro storie personali sono diverse. Trentasei anni, da tempo considerato un enfant prodige della cartapesta, Bertozzi aveva conquistato l'élite del Carnevale da vincitore: proprio quando era in programma la festa con le maschere è scoppiata la pandemia e ha dovuto rimandare tutto. Esordio in prima categoria compreso: «Quasi ci eravamo dimenticati che c'era un carro pronto per sfilare – racconta – la pandemia ci aveva un po’ disorientati, poi è tornato nuovamente l'entusiasmo per la prima volta tra i carri grandi, ma anche per il primo passaggio in piazza Mazzini da costruttore di prima categoria, oltretutto con la diretta Rai. Sono molto contento».

A sessant'anni, invece, Tomei forse non ci sperava neanche più di debuttare nella categoria regina del Carnevale: «C'è sicuramente la paura di sbagliare, ma per fortuna ho potuto contare su una squadra di lavoro eccezionale che mi ha dato un grande apporto morale. E voglio ringraziare soprattutto Emilio Cinquini sul colore: non è il mio forte, me la cavo di più con la modellatura».

Per Matteo Raciti la prima volta tra le mascherate di gruppo «è stata un’emozione fortissima, mi sono commosso più volte: io e i miei collaboratori abbiamo cercato di dare qualcosa in più portando un lavoro corale e, affrontando un tema così delicato, dato voce a chi voce non ha».

Raciti era stato promosso dalle maschere isolate assieme a Stefano Di Giusto: «Abbiamo dovuto aspettare, siamo contenti di esserci e vediamo come si svilupperanno i prossimi corsi – dice lui – quello che mi è sempre piaciuto di questo Carnevale è l'aggregazione e un po’ mi è mancato non poter sfilare tra la folla».

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