Gioco
I medici di famiglia: ma il vaccino contro l’influenza va fatto ugualmente
Il coordinatore Squillace: è tutt’ora molto utile a dare protezione e a evitare fraintendimenti
le indicazioni
Ill vaccino antinfluenzale dovrà essere fatto ugualmente. Anche se si è reduci da due dosi di vaccino anti-Covid. E persino se è in programma la terza dose in questi giorni. Con un’unica avvertenza: far trascorrere un mese tra le punture.
A dirlo è Alessandro Squillace, referente dei medici di famiglia della Versilia.
Dottor Squillace, la campagna di vaccinazione anti-coronavirus sembra a buon punto. A breve arriverà quella contro l’influenza. È necessario fare entrambi i vaccini?
«Sì, per due motivi: l’antinfluenzale offre comunque una copertura da un virus che può essere pericoloso. Inoltre, influenza e Covid hanno sintomi simili: essere vaccinati può aiutare a evitare confusioni tra le due malattie. Facendo capire da quale siamo stati infettati».
Anche chi farà la terza dose in questi giorni, vedi i pazienti fragili, rientra in questo discorso?
«Sì».
È possibile sovrapporre le due vaccinazioni?
«Non ci sono linee guida precise, ma le indicazioni suggeriscono un intervallo di un mese tra una puntura e l’altra. L’idea di farle in contemporanea, almeno per il momento, è accantonata».
Tornando alla campagna anti-Covid, i medici di base sono ancora operativi?
«Abbiamo confermato la nostra disponibilità ad aumentare il numero di vaccinati: c’è una finestra apposita sul portale di prenotazione della Regione. Ma non saremo noi a individuare e a cercare chi è rimasto fuori. Ha poco senso: ormai chi vuole vaccinarsi lo ha fatto. E poi ci sono ancora i centri vaccinali completamente accessibili fino al 30 settembre, senza bisogno di prenotazione».
È iniziata la somministrazione della terza dose ai fragili. Ma non è chiaro se e quando verrà somministrata a chi lavora in sanità: che cosa ne pensano i medici di base?
«Considerato che sono passati molti mesi dalla nostra vaccinazione, è il caso di prevedere una terza dose per chi lavora nella sanità pubblica e privata. Non ci sono certezze su quanto cali col tempo il livello di protezione e come questo modifichi la risposta del sistema immunitario all’attacco del virus. Ma è evidente la necessità di un ulteriore richiamo in autunno».
M.T.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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