Il Tirreno

Versilia

l’analisi 

Una seconda categoria da grandi firme con tanto equilibrio

Simone Pierotti
Una seconda categoria da grandi firme con tanto equilibrio

Tutte le costruzioni hanno punti di forza: belli la Levi-Montalcini di Borri e Croci  e il Pierrot dei Breschi. Satira per Marzia Etna, Lombardi punta sui dettagli 

3 MINUTI DI LETTURA





Simone Pierotti

viareggio. Come gli amici, quelli veri: pochi ma buoni. Sono appena quattro i carri di seconda categoria in gara – “L’Orlando furioso” di Franco Malfatti ha sfilato fuori concorso dopo la prematura e improvvisa scomparsa del costruttore – e tutti meritevoli, ognuno per motivi diversi. Certo, si vede che siamo all’inizio di un nuovo concorso triennale: nessuno vuole sfigurare, i costruttori hanno portato sui viali a mare il meglio del loro repertorio. E poi è una seconda categoria grandi firme: tre carristi su quattro hanno dimorato per lungo tempo al piano di sopra – e c’è chi, come i fratelli Breschi, aveva pure trionfato sui vialei a mare non più tardi di sei anni fa.
BE THE CHANGE
di Priscilla Borri
e Antonino Croci


È un carro che piace e si fa piacere soprattutto per la sua coerenza: i costumi neri dei figuranti a terra riprendono pari pari quelli delle sinistre figure che circondano il mascherone centrale di Rita Levi-Montalcini (per il quale è buona la resa della caricatura), mentre la colonna sonora è costituita da una playlist di canzoni incentrate sul tema del cambiamento, da “Only if” di Enya a “Courage to change” di Sia passando per “Personal Jesus” dei Depeche Mode. Bello anche il contrasto cromatico che è stato realizzato fra i colori chiari della Montalcini, di cui sono apprezzabili anche i movimenti, e le tonalità scure degli altri mascheroni con il rosa dei fiori di loto.
APPLAUSI
di Massimo
e Alessandro Breschi

Per descrivere questo carro ci appropriamo delle parole del dj quando annuncia trionfalmente che “è tornato il Rione Breschi”. Verità: i due carristi hanno – possiamo dire finalmente? – puntato su una costruzione nelle loro corde, con il ballo delle maschere della commedia dell’arte (in carne e ossa). Di pregevole fattura il Pierrot che domina la costruzione, suggestivo il movimento delle manone che prima celano il suo volto e poi eseguono l’applauso, delizioso il retro con i figuranti che ricordano la nostra quotidianità durate il lockdown. Una goduria l’ingresso in piazza Mazzini sulle note di “Maschereide”.


EUROPAFEST
di Marzia Etna
e Matteo Lamanuzzi


Sembra, questa, una costruzione venire dal passato e al contempo dal futuro. Dal passato, perché ricorda i carri vecchio stampo e perché lo scenario politico rappresentato è mutato nel frattempo. Dal futuro, perché sa tanto di assaggio del Carnevale che sarà una volta passata la pandemia e cadute le restrizioni. Una festa in piena regola, con atmosfere da Oktoberfest. Carro ricco di elementi che non danno però alcun senso di soffocamento. Test d’ammissione alla seconda categoria? Superato.


UNO, NESSUNO
E CENTOMILA
di Carlo Lombardi

Anni fa si diceva di Lombardi che fosse uno dei costruttori più promettenti in circolazione. Eppure non sempre è riuscito a sprigionare il suo potenziale. Stavolta sì, e ne godiamo appieno: il suo carro, ispirato all’opera pirandelliana, sfoggia una cura decisamente minuziosa, quasi maniacale, dei particolari delle svariate maschere (ma quante sono? Impossibile enumerarle) che caratterizzano la costruzione. Un esempio? Certe rifiniture che, con l’ausilio di brillantini dorati e argentati, quasi sbrilluccicano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa