La protesta
Max Strata, l’esperto di ecologia: «Subito atti concreti dagli enti locali»
In vista dello sciopero globale per il clima di venerdì 24, la richiesta di azioni a sostegno del territorio della Versilia
viareggio. Venerdì 24 settembre ci sarà il nuovo sciopero globale per il clima indetto dal Movimento internazionale Fridays For Future. Anche Viareggio si prepara alla manifestazione. «Tutti noi», sono le parole di Max Strata, studioso di ecologia applicata, «vediamo avanzare rapidamente e con sempre maggiore frequenza e intensità, ondate di calore, siccità, incendi boschivi, bombe d’acqua che producono perdite umane e gravi danni. A tutto questo dobbiamo aggiungere distruzione di ecosistemi, perdita di biodiversità, acidificazione degli oceani e innalzamento del livello del mare, inquinamento diffuso, estinzione massiva di specie animali e vegetali. Insomma, abbiamo a che fare con una pericolosissima miscela esplosiva che inevitabilmente ha riflessi sul piano economico, sociale e sanitario». I più autorevoli Istituti di ricerca e il tavolo intergovernativo dell’Onu «hanno illustrato per il prossimo futuro scenari angoscianti se non ci saranno interventi radicali sul contenimento delle emissioni e sull’uso del suolo».
Per non essere «travolti da questa pericolosa marea montante, si rende necessario diminuire di almeno il 7 per cento all’anno il rilascio di gas serra, proteggere seriamente il patrimonio forestale, ridurre di almeno il 50 per cento la produzione di carne da allevamenti intensivi, lasciare nel sottosuolo gas, petrolio e carbone, finanziare il comparto elettrico da fonti energetiche rinnovabili. Una cura “da cavallo” che prevede una profonda riorganizzazione del sistema economico e del mondo del lavoro». Un quadro globale che chiama in causa le amministrazioni locali, come previsto dall’accordo di Parigi del 2015 – ricorda Strata – «e da una serie di normative comunitarie recepite anche nel nostro Paese».
Viareggio e la Versilia, prosegue l’esperto, «sono particolarmente esposte agli effetti del caos climatico che fino a ora sono stati mitigati dalla presenza del mare e dalla vicinanza delle Apuane con le riserve d’acqua. Ma a breve non sarà più così. Gli abitanti di quest’area hanno inoltre un’impronta ecologica (misurata in ettari pro capite) particolarmente pesante che indica l’impossibilità del territorio nel sostenere i consumi. Che cosa fare? Nel 2019 il Comune di Viareggio (con altri) ha deliberato lo stato di emergenza climatica, atto senza seguito concreto».
Un passaggio che richiede passi concreti: «Tra le iniziative fattibili c’erano – e ci sono – il passaggio della fornitura elettrica degli edifici comunali a una azienda che utilizza solo fonti rinnovabili, l’autoproduzione di energia fotovoltaica e l’installazione di dispositivi per il risparmio energetico, un nuovo piano del verde pubblico che prevede la piantumazione e la manutenzione di un gran numero di alberi e arbusti nei quartieri, in aree dismesse e giardini comunali, la razionalizzazione dei trasporti pubblici, incentivi diretti e indiretti all’agricoltura biologica e per le piccole aziende, mense scolastiche che utilizzano più prodotti locali, compostaggio di comunità, servizio di assistenza e orientamento per ottenere i finanziamenti dei vari bonus “verdi” per la casa e per le attività produttive. Iniziative realizzabili con modifiche di bilancio, bandi, fondi regionali, nazionali e comunitari. Ma di un piano funzionale all’urgenza di fare ciò che va fatto non c’è traccia. L’idea di fare da capofila di una rete costiera che organizza e difende il proprio futuro non ispira i nostri amministratori. Si tratta di volontà politica, di scelte che troppo spesso vanno nella direzione contraria: come minacciare l’uscita dal Parco o come le forzature nel sostenere progetti insostenibili. Una tendenza regressiva che non aiuta la comunità, non coglie il nesso tra ecologia, diritti e vita sociale, non guarda avanti per fornire ai cittadini riferimenti chiari e un percorso credibile e condiviso, in vista delle difficoltà che ci attendono».
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