Il Tirreno

Versilia

Il caso a pietrasanta 

Cresce il numero dei senzatetto e mancano strutture per l’aiuto

Luca Basile
Cresce il numero dei senzatetto e mancano strutture per l’aiuto

Melillo (Progetto comunità aperta): «Proviamo a fare il possibile per i casi gravi Il Comune ha pubblicato il bando per cercare luoghi ma tutti hanno risposto no»

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Luca Basile

Pietrasanta. Da una parte sempre più persone senza un tetto che sono costrette a trovare riparo dalle parti della stazione o in angoli, più o meno al coperto, del centro cittadino. Dall’altra il Comune che incassa una serie di no da quelle strutture private interpellate per dare ospitalità a chi, per motivi diversi, non ha più una casa. Sono situazioni di vite al limite a Pietrasanta, dove oltre al problema della casa spesso si associa la mancanza di un lavoro e ancora problemi di dipendenza e di salute.

«Come Progetto Comunità Aperta facciamo il possibile: la nostra struttura è chiusa dall’aprile scorso perché non ci sono soldi, ma il volontariato, sia pure fra mille difficoltà, non si ferma. Un pasto caldo, una medicina, la possibilità di lavarsi, l’ascolto: è quello che possiamo offrire. Ovviamente non è la soluzione. Anche perché si avvicina l’inverno e con il freddo sarà più complicato. Serve altro anche perché sono diverse le persone, uomini e donne, in difficoltà», fa sapere Nando Melillo, referente del Pca di via Stagi.

L’amministrazione comunale ha ufficializzato di recente un bando: cerca strutture disponibili ad accogliere, sia pure in maniera provvisoria, chi non ha un tetto per vari motivi: «Ad oggi, però, tutte le strutture che abbiamo interpellato ci hanno detto no. E questo nonostante il fatto ci siamo fatti garanti di ogni situazione: dal pagamento alla gestione del quotidiano - spiega l’assessore al sociale Tatiana Gliori - a tutte le altre formalità che si accompagnano a questo genere di accoglienza. Non ci fermeremo: una risposta va data. Va anche detto che diventa difficile approcciarsi con alcune di queste persone: non possiamo pensare di ospitarli tutti in una sola struttura perché ognuno ha problematiche tali, di dipendenza, di salute così come caratteriali, che rendono complicato, in alcuni casi, anche l’ aiuto nel quotidiano. Vediamo se con il bando qualcosa si muove. Sono situazioni personali di difficoltà - prosegue Gliori - che la sottoscritta e l’amministrazione hanno preso a cuore. Faremo tutto il possibile. Magari con un progetto che coinvolga più comuni».

Se il contesto e’ complicato, e lo è anche perché si è di fatto rinunciato a un servizio, come quello garantito dal Pca che non si limitava a seguire le persone con problematiche di dipendenza, ma garantiva un aiuto sostanziale. La chiusura è stata dettata da problematiche economiche, fra bandi in divenire e impegni disattesi che coinvolgono i vari enti, che alla lunga colpiscono proprio le persone più deboli. Alcune di loro oggi con problematiche di dipendenza da droga e alcol non possono più rivolgersi alla sede di via Stagi, ma devono recarsi a Viareggio.

«Uno dei casi attenzionati - aggiungono dal Pca - ci vede seguire da vicino le difficoltà di un nostro ex utente che accompagneremo a Viareggio per poi dare seguito alle procedure del caso». Persone che spesso rinunciano, si abbandonano e alle qual diventa anche difficile dare una mano. E non parliamo di casi isolati, ma di criticità in crescita. Voltare lo sguardo da un’altra parte, serve però a ben poco. Se non ad anestetizzare la coscienza.

<SC1038,169 RIPRODUZIONE RISERVATA

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