Il Tirreno

Versilia

l’iniziativa del liceo carducci 

La preside legge una poesia «Faccio coraggio ai ragazzi»

G.N.

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viareggio. Ai suoi studenti, lieta di ritrovarli, legge una poesia, “Ciascuno cresce solo se sognato”, scritta da Danilo Dolci, pubblicata mezzo secolo fa.

«Porto avanti il rituale della mia collega Alfreda Bullentini (andata in pensione dopo aver a lungo insegnato all’istituto Piaggia di Capannori)», confessa Francesca Bini, la dirigente scolastica del liceo classico-linguistico Carducci di Viareggio. E la voce, a quel punto, le s’incrina un po’.

«I ragazzi hanno smarrito la fiducia in se stessi. A volte non chiedono aiuto. Invece devono trovare la forza per farlo. Vedere nella scuola un sostegno», analizza la preside.

Sono circa le 8 quando, di fronte all’ingresso principale di via IV novembre, con in mano varie copie della poesia con cui accoglierà gli studenti, abituali e nuovi, prefigura l’anno scolastico che verrà.

Quelli delle prime entrano alla spicciolata, non manca qualche ritardatario. Per le seconde e le terze l’ingresso è alle 9, per le quarte e le quinte alle 10. Tre i punti di accesso (e uscita): due su via IV Novembre, uno su via Paolina. Rivedersi e ritrovarsi è sempre bello dopo tre mesi, l’età solo un dettaglio anagrafico. I sorrisi abbondano, come le foto per immortalarli (ora) e ricordarli (un domani, per sempre). Sono il riflesso della voglia di stare insieme. Per davvero, non attraverso lo schermo di un pc.

«Ma la Dad era organizzata bene e meno stressante. La preferivamo a quella in presenza», dice Maria Paolini riassumendo il pensiero di alcune compagne della 5AL (linguistico), tutte fuori dall’istituto in procinto di cominciare l’ultimo primo giorno di scuola, auspicando che «i professori ci vengano incontro».

Anche perché «non sappiamo cosa ci attende», aggiunge Benedetta Mammini della 5EL, riferendosi all’intero anno scolastico e all’esame di maturità. Lei spera di trascorrerlo quanto più possibile in aula e non a casa («L’alternanza tra lezioni in presenza e a distanza era pesante, mancava stabilità»).

È troppo forte il desiderio di normalità per pensare di riuscire a privarsene ancora. «Vivendo l’esperienza della pandemia e del lockdown, ti ritrovi ad avere a che fare con uno spiazzante senso di precarietà. E allora capisci che devi goderti quel che hai. Non significa accontentarsi, ma creare una nuova mentalità con cui vedere le cose». “Stare in presenza”, già. Bini, la dirigente scolastica, lo ripete quasi fosse un mantra, più che un augurio.

«Le relazioni umane sono imprescindibili, come la figura del professore. La Dad ha caratteristiche precise: va bene per alcuni aspetti, non per tutti».

Ammette di «non dormire la notte pur di garantire un adeguato svolgimento dell’attività didattica». Che è possibile soltanto grazie «ad una cooperazione tra i soggetti coinvolti: studenti, docenti, personale addetto e genitori. Occorre parlarsi, anche con franchezza, per individuare le soluzioni migliori e innescare un meccanismo di fiducia reciproca».

G.N.

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