Il Tirreno

Versilia

Orlando furioso, l’ultima creatura di Franco Malfatti sfilerà fuori concorso

Simone Pierotti
Orlando furioso, l’ultima creatura di Franco Malfatti sfilerà fuori concorso

Dopo la scomparsa improvvisa del carrista a dicembre la costruzione è stata completata dal suo “braccio destro”

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Simone Pierotti

Viareggio. In Giappone esiste fin dai tempi antichi una pratica che consiste nell'utilizzo di oro o argento liquido per riparare oggetti in ceramica, utilizzando i metalli per tenere assieme i frammenti. Si chiama kintsugi ed è diventata con il tempo una forma di arte-terapia e una metafora della resilienza, concetto bellissimo ma – ahinoi – troppo inflazionato al giorno d’oggi. E qualche pennellata d’argento l’ha data, Riccardo Baldi, per ultimare L’Orlando furioso, il carro che Franco Malfatti aveva ideato prima di lasciarci improvvisamente lo scorso dicembre e che sfilerà fuori concorso ai prossimi corsi mascherati.

Riccardo e Franco si conoscevano da tempo immemore e da vent’anni lavoravano insieme. «L’artista era lui, io mi occupavo di altro e ho semplicemente portato avanti la sua idea – racconta Baldi – siamo sempre stati fianco a fianco: soprattutto dopo la retrocessione in seconda categoria eravamo sostanzialmente rimasti io e lui, ormai ero diventato uno di famiglia. Certo, ci davano una mano Erika, la moglie di Franco, e qualche amico. Ma quelli eravamo». E adesso che Franco non c’è più? «Ero il suo braccio destro e mi sono ritrovato a dover portare in fondo il carro e gestire le maschere, con l’aiuto di Erika: è stata una faticaccia, ma posso dire di esserci riuscito».

Il cruccio di Baldi, soprattutto, era quello di realizzare «un’opera dignitosa, all’altezza di Franco, che lo celebrasse: so quello che ho fatto, ma ovviamente mi fanno piacere i complimenti ricevuti da vari colleghi».

Colleghi che non hanno voluto lasciare soli Baldi e la famiglia Malfatti: «Sì, qualcuno mi ha dato una mano a dipingere o a modellare qualche pezzo. Avendo lavorato una vita con Franco sapevo come avrebbe voluto realizzarlo. Ed effettivamente era come se lui fosse nell'hangar, dietro al carro, a fare un pezzo: ho avvertito la sua presenza».

E c’è molto di Malfatti in questa sua ultima creatura. A partire dal tema, una rilettura del poema di Ludovico Ariosto ai tempi nostri, una critica della società contemporanea in cui un moderno Orlando perde il senno della ragione per il bombardamento di fake news che scatenano incertezza, irrequietezza e confusione. Franco non aveva l’account su Facebook né il cellulare, era un uomo d’altri tempi e se aveva qualcosa da dire telefonava in redazione – chi vi scrive ha avuto due anni fa un confronto con lui per una parola che non gli era piaciuta, ma ci chiarimmo e Franco mai mi ha negato un “Ciao carissimo” quando andavo a trovarlo in Cittadella.

Torniamo al carro: «La figura centrale è Orlando, con l’armatura d’argento aperta e con il cuore in bella vista. Poi si alzerà l’elmo e mostrerà il volto dell’Orlando che muove occhi e sopracciglia. Alle spalle incombe una scenografia da castello medievale: da una torretta spunterà il volto di Ariosto, dall’altra gli ippogrifi, pure loro con parti d’argento, e la luna. I movimenti sono manuali, semplici e seguiranno l’andamento della musica: speriamo che abbiano un’ottima riuscita».

Variegati ed elaborati i costumi dei figuranti, travestiti da giullari, guerrieri e ancelle: faranno parte del corteggio anche Emanuele e Tiziano, i figli di Franco ed Erika. «Io ho dato tutto - aggiunge Baldi - anche per loro due».

Prendendo a prestito le parole della scrittrice Céline Santini, possiamo dire che hanno provato a trasformare in oro il piombo della loro vita. «Le vostre cicatrici, visibili e invisibili, sono la dimostrazione del fatto che avete incontrato e superato delle difficoltà – scrive lei - rivelano la vostra storia, mostrano che siete ‘sopravvissuti’ e vi infondono coraggio».

Che a loro due e a mamma Erika – glielo auguriamo di cuore – di sicuro non mancherà...

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