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Versilia

Maschere e volti: Malfatti “surreale” e l’ispirazione da Pirandello

Simone Pierotti
Maschere e volti: Malfatti “surreale” e l’ispirazione da Pirandello

“Uno, nessuno e centomila” ha suggestioni alla De Chirico E niente coreografie a terra: «Non sono determinanti»

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Simone Pierotti

viareggio. Ormai ci ha preso gusto con le citazioni letterarie, Carlo Lombardi. Dopo il “Per chi suona la campana” hemingwayano con cui arrivò quinto un paio d’anni fa, portandosi a casa pure il premio speciale per la tradizione in ricordo di “Bocco” Vannucci, stavolta è andato a rispolverare un celebre romanzo di Luigi Pirandello: il suo nuovo carro di seconda categoria s'intitola infatti “Uno, nessuno e centomila” e vuole essere una metafora della vita dell’uomo di oggi, così mutevole e illusoria.

IL TEMA

Tutto nasce da una frase dell’opera dello scrittore siciliano: «Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti». E Lombardi vuol far riflettere il pubblico dei corsi mascherati proprio su questo, su una società che c’impone di indossare una maschera - il carrista cita quella dell'ipocrisia, della falsità, ma anche dell'allegria, della tristezza -, recitare un ruolo, fingere. Sono così tante da non riconoscere più chi siamo, mentre la nostra identità si frantuma in centomila frammenti.

«Questo però non succede solo davanti a eventi negativi o dolorosi – osserva Lombardi – a volte lo facciamo anche per un giusto fine, o comunque pure quando le cose vanno bene, per rendere la nostra vita migliore». Quanto al carro, «l’ispirazione è arrivata certamente dal libro di Pirandello, anche se abbiamo adattato il copione al nostro Carnevale». E no, «non è legato alla situazione del Covid: come tema era in gestazione già da parecchio tempo».

L’idea delle molteplici maschere da indossare è diventata l’occasione perfetta per Lombardi per studiare da vicino varie culture o correnti artistiche («Ci sono maschere tribali che in molti popoli sono simbolo di fertilità, maschere veneziane, maschere degli indios, richiami all’arte pop e a quella sudamericana e anche al repertorio di Kimmy Cantrell») e di lasciarsi andare a una serie di spunti e citazioni, dalla pittura metafisica di De Chirico al surrealismo.

IL CARRO

E lo scriviamo proprio perché il primo ad ammetterlo è il costruttore stesso: «Questo è un carro surreale, ricco di suggestioni. Sono soddisfatto di com’è venuto: questi lunghi mesi di attesa da febbraio a settembre mi sono stati utili per curare molto alcuni dettagli, del resto devo dire che il carro si prestava a questo tipo di lavoro e mi auguro che tutti questi particolari vengano notati e apprezzati».

Il manichino centrale, raffigurato con una particolare superficie simil-legno invecchiato, rappresenta l'uomo e richiama De Chirico («I suoi volti anonimi e indefiniti mi sono sempre piaciuti, tant’è che li avevo già rappresentati in passato»): si porta appresso un bastone dal quale pendono otto diverse maschere, mentre altre due – quelle della commedia dell'arte – girano attorno alla sua testa e un'altra compare sul suo braccio.

E un po’ come fece Pirandello a suo tempo con “Sei personaggi in cerca d’autore”, anche Lombardi nel suo piccolo ha fatto una scelta in direzione ostinata e contraria: «No, non ci saranno coreografie a terra – anticipa lui – principalmente perché non avevo abbastanza maschere, e allora ho preferito sistemarle tutte sopra. E poi le reputo sì un valore aggiunto, ma non tale da diventare determinanti nel giudizio di un carro. Le giurie dovrebbero valutare il lavoro che c'è dietro una costruzione senza dare troppo peso alle coreografie. E lo dico tranquillamente, senza alcun intento polemico». E allora tutti a bordo, opportunamente distanziati e vestiti come in quadro di Magritte con loden e bombetta neri e cravatta rossa. Anche se, vista l'emergenza sanitaria che ancora stiamo affrontando, sui viali a mare vedremo più mascherine che maschere.

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