Il Tirreno

Versilia

Un po’ di colore in un mondo grigio per il gran debutto di Luciano Tomei

Simone Pierotti
Un po’ di colore in un mondo grigio per il gran debutto di Luciano Tomei

Il costruttore all’esordio nell’Olimpo della cartapesta  punta su un pittore-giullare e sullo slogan: «Si può fare»

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Simone Pierotti

Viareggio. Ammettiamolo: la pandemia da Covid, i lockdown e le chiusure hanno lasciato segni evidenti in parecchi di noi. Sì, ci siamo un po’ ingrigiti. Ci (ri)vorrebbe un tocco di colore nelle nostre vite. Ma si può fare? Certo che è possibile. «Si può fare», gridava Gene Wilder in una memorabile scena di “Frankenstein Junior”. «Si può fare», come recita il titolo di una canzone di Angelo Branduardi. «Si può fare», italianizzando il “Yes we can” che fu cavallo di battaglia del presidente Usa Barack Obama. E sì, Si può fare come ci ricorda con il titolo del suo carro Luciano Tomei, al debutto assoluto fra le costruzioni di prima categoria.

IL TEMA

«Era un’idea che volevo sviluppare già da un po’ – racconta il costruttore – fare qualcosa di stilizzato, utilizzare i tratti tipici dei disegni infantili». Che non significa risultare naif, no. Anzi: è come immedesimarsi in un bambino e osservare il mondo dalla sua prospettiva, guardare sempre il lato positivo – non ci ricorda forse Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry che «tutti i grandi sono stati piccoli ma pochi di essi se ne ricordano»? Per il costruttore «basta solo un po’ di volontà per far sorridere e in questo momento c’è davvero bisogno di facce distese». Quella di Tomei potrebbe esserla se non fosse per la tensione della prima volta tra i big del Carnevale: «Una grande emozione, complice anche l’età: il trasloco da un hangar all’altro, il pensiero di mettersi lì a ideare un carro di prima categoria solitamente avvengono ben prima dei sessant’anni».

E chi l’ha detto? Non è mai troppo tardi per raggiungere un traguardo a lungo sognato e, almeno nel suo caso, nemmeno troppo atteso. E proprio per questo è ancora più bello da vivere – e raccontare, aggiungiamo noi. Certo, «è un anno strano, andremo sui viali a mare con in mente già il carro del prossimo anno: questo, paradossalmente, è già vecchio. Come prima volta è stata una vera faticaccia, fortunatamente ho potuto contare sulla collaborazione di Emilio Cinquini che mi ha dato davvero una grande mano».

IL CARRO

E se si tratta di restituire colore a una città ingrigita, «chi meglio di un pagliaccio che, prendendo un pennello grande e una tavolozza, diventa un bravo pittore?». E così sarà: la figura centrale, vestito a scacchi verde chiaro e scuro con bottoni rossi simil-Burlamacco e cappello e bavero ricoperti di locandine di giornale, darà delle punte di colore alle facciate tristi di alcune case che, come per magia, da grigie diventeranno azzurre, gialle, rosse e viola sfoggiando un bel sorriso. «Sì, partendo dall’idea di un carro dai tratti infantili ho poi pensato alla contrapposizione tra colore e assenza di colore», prosegue Tomei.

Per costumi e coreografie ha fatto una scelta decisamente controcorrente rispetto alla maggioranza dei suoi colleghi: le maschere indosseranno abiti da giullari («Fa ridere il re e, anzi, non può permettersi d'essere triste») e ballerine («Il nostro tema è quello di uno spettacolo di svago»), precedute a terra da un corpo di ballo, e le musiche includeranno un ampio repertorio di canzoni del Carnevale.

Di più: non mancherà neanche stavolta il brano ufficiale della costruzione, “A Viareggio si può fare”, cantato da Lorenzo Ghiselli che ha composto la musica assieme a Mario Bindi e il testo con Andrea Ciaramitaro in collaborazione con Veronica Ferretti - sua anche la voce del coro di accompagnamento a Ghiselli e Antonio Sundas.

Una scelta tutta in famiglia, dato che sia Bindi che Tomei sono legati alla Darsena e alla sua festa rionale: «Sì, forse sono io il primo costruttore darsenotto della storia ad arrivare tra i carri grandi», dice senza dissimulare un certo orgoglio. Una prima volta dentro un’altra prima volta.

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di Redazione web