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Bancarottiere seriale indagato dopo le prime due condanne

Luca Tronchetti
Bancarottiere seriale indagato dopo le prime due condanne

Nonostante i precedenti l’imprenditore di 73 anni di Seravezza è di nuovo nei guai Risulta fallito per la terza volta e poi ha fatto sparire anche i libri contabili 

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Luca Tronchetti

Seravezza. Finisce nuovamente nei guai per lo stesso reato che lo ha visto imputato e condannato con sentenza della Corte d’Appello di Firenze: bancarotta documentale.

Due sentenze divenute irrevocabili: quella datata 4 novembre 2004 (due anni di reclusione poi condonata a 11 mesi e un giorno con tanto di affidamento in prova al servizio sociale e applicazione dell’indulto) e quella datata 19 gennaio 2007 (tre anni e quattro mesi di reclusione con affidamento in prova al servizio sociale).

Il titolare delle attività risultava essere un agente di commercio di prodotti alimentari (la procedura è stata chiusa nel 2006 con la cancellazione dal registro delle imprese). Ma nonostante i precedenti l’imprenditore - 73 anni, nato a Seravezza e residente a Massarosa – prosegue imperterrito nella sua attività e il 26 giugno 2020 il tribunale fallimentare di Lucca dichiara fallita la sua ditta individuale: la Wine & More con sede in viale Colombo a Camaiore.

L’anziano, che ormai sembra orientato a farsi mantenere dai creditori, è indagato dalla procura per aver sottratto, in tutto o in parte, con lo scopo di procurarsi un ingiusto profitto i libri e le scritture contabili e, dalle poche che deteneva, praticamente non era possibile per i consulenti tecnici e il curatore fallimentare ricostruire il patrimonio aziendale anche se il passivo accertato ammonta a novantunomila euro. Stando agli investigatori l’attività di somministrazione e ristorazione era iniziata nell’aprile 2015. Al momento della declaratoria fallimentare il curatore recatosi all’indirizzo di Camaiore indicato nella ragione sociale aveva trovato un locale completamente vuoto, svuotato anche di impianti e arredi, sulla cui vetrina era posizionato il cartello “vendesi” di un’agenzia immobiliare che aveva in carico l’immobile. Non solo. Sino almeno poco tempo fa il titolare dell’impresa risultava, almeno al curatore, irreperibile.

E la proprietaria dell’immobile aveva ottenuto la restituzione dello stesso nel luglio 2018 senza aver ricevuto come corresponsione dei canoni d’affitto la somma di 60mila euro. A causa dell’irreperibilità dell’imprenditore la curatela, non avendo ricevuto alcuna documentazione contabile o fiscale, ha preso in esame i documenti presenti all’Agenzia delle Entrate. Le ultime dichiarazioni, risalenti al 2017, erano le uniche registrate.

Nessuna dichiarazione nel 2018 e nel 2019. Dalle visure camerali risulta che l’imprenditore è sprovvisto di beni mobili e immobili proprio e che è titolare di pensione sociale pari a 9.150 euro annui. A oggi non ci sono impugnazioni da parte dei creditori.

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