Gioco
Quando democrazia fa rima con ipocrisia La satira dei Lebigre al potere del denaro
I campioni in carica si affidano a un grande Charlot per rappresentare il conflitto fra ricchi e poveri
Simone Pierotti
Viareggio. Prendete le parole ‘democrazia’ e ‘ipocrisia’, con quest’ultima che comprende al suo interno ‘crisi’, fateci una crasi e quel che verrà fuori è il titolo del nuovo carro di prima categoria della famiglia Lebigre-Roger, ovvero Democrisia. Un neologismo che, allo stesso tempo, riesce a esprimere un concetto elaborato utilizzando un’unica parola, come certi vocaboli della lingua tedesca, veri e propri capolavori di sintesi che hanno fatto la fortuna di filosofi e psicanalisti. E il concetto sotteso alla costruzione dei Lebigre è quello della democrazia messa in discussione dal potere economico, da una crisi sociale ancor prima che finanziaria e da un’ipocrisia sempre più diffusa.
IL TEMA
«Come nasce il tema di quest’anno?», chiediamo a Elodie Lebigre. «Come sempre: osservando la realtà che ci circonda, l’attualità, i nostri tempi moderni per citare il personaggio principale del carro». Che, lo avrete già intuito, è Charlot, alias Charlie Chaplin, «perché è perfetto per rappresentare questa sperequazione sociale: nei suoi film ha saputo criticare, in maniera poetica e allo stesso tempo diretta, l’idea di società che stava nascendo. E poi è sempre stato fra gli artisti preferiti della nostra famiglia e in particolare di mia mamma Corinne».
Ma cos’è, in parole povere, questa democrisia? «È la crisi della democrazia: la politica e gli ideali sono spesso sottomessi al potere economico, certe decisioni non vengono prese nell’interesse della comunità ma solo per soddisfare poche lobby. E così la forbice sociale, il divario tra ricchi e poveri aumenta in maniera esponenziale». Anzi, «finiamo per impoverire pure la Terra, sfruttata all’inverosimile per soddisfare continuamente le richieste e le esigenze di pochi». Che poi così pochi non sono, se è vero che «insegue un determinato tenore di vita anche chi, oggettivamente, non può permetterselo».
Ma non tutto è perduto: «L’intento è di veicolare sì un messaggio di critica alla società moderna, però con il nostro cuore che è ancora idealista e utopista».
IL CARRO
A ben vederlo, è quasi interamente in bianco e nero: gli unici tocchi di colore sono l’arancione della base della carretta e dei piedistalli su cui sono seduti figure sinistre e inespressive, simbolo dell’ingordigia del potere e della disumanizzazione del capitalismo, che hanno un lingotto d’oro incastonato nella testa e si cibano di banconote variopinte. «Abbiamo un po’ proseguito sulla linea di ‘Al cospetto del dio soldo’, il complesso mascherato che facemmo nel 2006».
Al centro di tutto c’è Chaplin, qui rappresentato in un famoso frame de “La febbre dell’oro” in cui mette a bollire in pentola una scarpa: «È la famosa scena in cui rischia di diventare la preda di Giacomone, che crede che Charlot si sia trasformato in un pollo: anche questa è un’allegoria di quel che accade oggi, una guerra tra poveri».
Guerra tra poveri da cui sa trarre profitto il capitalismo, come ci dicono le scritte sulle casseforti alle spalle di Chaplin (“Banca per pochi”, “Accumula e rubank”, “Ce n’è solo per l’1%”) e lo striscione “We want more”, emblema di quell’avidità insaziabile di denaro tipica di chi detiene il potere.
I costumi dei figuranti riprenderanno quelli dei mascheroni sul carro e, assicura Elodie, «a terra sfilerà un esercito di Charlot».
Molto curata, come sempre, la colonna sonora, preparata dalla stessa Elodie assieme ai fratelli Benjamin e Sebastian e al compagno Stefano Florio: ci sarà – tradizione ormai da rispettare annualmente – anche un brano del cantautore veneto Luca Bassanese, intitolato proprio Democrisia. Alla fine, è rimasto tutto come li avevamo lasciati, belli e vincenti, in quella notte del 25 febbraio dell’anno passato. In quell’ultimo Carnevale prima del Covid.
(7 - continua)
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