Artemide e il duello fra il bene e il male: Luigi Bonetti punta sull’allegoria
Tante le possibili chiavi di lettura della costruzione «Qui si può leggere anche la lotta fra l’uomo e il virus»
Simone Pierotti
Viareggio. Il duello, eterno e immutabile, tra il bene e il male. «Però lo si potrebbe vedere anche in termini più attuali e vicini a noi: è la lotta tra il Covid e l’uomo che sta cercando di sconfiggerlo». Non solo mitologia nel nuovo carro di prima categoria di Luigi Bonetti Artemide: la natura si ribella, dunque. Mitologia greca, come si evince dal titolo che comprende il nome della dea della caccia. «Ma la pandemia è solo una delle tante chiavi di lettura – spiega il costruttore – il carro non nasce con quell’intento: è un’allegoria a tutto tondo».
IL TEMA
E allora restiamo alla mitologia, da sempre il terreno più congeniale a Bonetti. «Diciamo che è un argomento di nicchia da cui ho sempre preso alcuni spunti: nel corso degli anni io e mio fratello Uberto abbiamo modellato draghi, mostri, sirene, la fenice… Tutti temi che ritornano spesso nei nostri lavori. Le figure alate, ad esempio, mi hanno sempre affascinato. E lo scontro tra bene e male lo avevo già pensato tempo fa, ma alla fine non passa mai di moda. La satira politica? No, non fa per me. E poi mancano personaggi trascinanti, che facciano discutere: l’ultimo a riuscirci, forse, è stato Silvio Berlusconi».
Torniamo al carro: «Nasce tutto dalla natura, Demetra, stanca dei soprusi e delle sofferenze inflitti dal demone della morte, che comanda l’uomo affinché distrugga la Terra: per questo motivo lei assolda Artemide che, armata di arco e freccia, tenta di uccidere il male».
Domanda da cultori – verrebbe da dire ‘nerd’ – della materia: perché Artemide e non Diana, la sua corrispondente del mondo latino? «Perché la cultura greca si prestava di più, ha fatto scuola anche nel campo della scultura e ha avuto una grandissima influenza».
Tant’è, aggiunge, «che la costruzione del prossimo anno prende ispirazione da uno scrittore greco. Ma di più non posso dirti», chiosa lui con un sorriso sardonico.
IL CARRO
L’architettura che Bonetti aveva inizialmente in testa non è quella che vedremo effettivamente sfilare tra settembre e ottobre sui viali a mare. Non tanto per i due personaggi principali, collocati in posizione centrale, quanto per la grande montagna che completa la scenografia posteriore: «È la dimora del demone ed era stata studiata per nascondere proprio lui, ma con le volumetrie non ce l’avremmo fatta». E così «all’interno è stato collocato un teschio alto quattro metri: a un certo punto la montagna si aprirà e lui farà capolino, dando inizio alla lotta tra il demone e Artemide».
La dea greca della caccia «in realtà non avrebbe le ali, le ho volute aggiungere per darle un senso di leggerezza. E poi mi piaceva giocare sulla contrapposizione fra angeli e diavoli». Dualismo che si rifletterà anche nelle coreografie e nella scelta dei costumi dei figuranti, come quelli di tutti gli altri carri tenuti a portare sul volto la mascherina anti-Covid: gli uomini saranno i demoni alati, con un vestito rosso dagli inserti neri, mentre le donne saranno dei fiori, con i petali sul bavero e il bocciolo come copricapo («Ma è stata una scelta casuale, non c’è alcun retropensiero - dice Bonetti ridendo – volevo solo trovare il modo migliore di differenziarli») mentre il corpo di ballo sarà formato da un gruppo di diavolesse rosse.
Le maschere sono, in totale, poco meno di duecento – e dunque sotto il tetto massimo stabilito dalla Fondazione Carnevale – e saranno un po’ sul carro e un po’ a terra: tutti, ad ogni modo, si scateneranno sulle note delle canzoni degli Imagine Dragons (tanto per restare in tema di mitologia…), ma anche dei Led Zeppelin, degli Iron Maiden e degli Ac/Dc. «Sono ritmi ballabili, c’è tanto rock e anche del metal, ma non troppo». Va bene tutto, purché rimanga sempre ben in evidenza l'elemento carnevalesco.
(4 - continua)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
