Premio Viareggio, critico il Pci «Una serata senza spessore»
Per Annale il ritmo imposto è andato a scapito alle tematiche di libri e autori «Anche Benigni offuscato dallo smalto di Mieli»
viareggio. Paolo Annale, per il Pci di Viareggio, commenta la serata del Premio Viareggio, che si è svolta sabato sera sul molto della Madonnina: «Un'edizione che è stato detto essere la prima di un nuovo corso del Premio, di rilancio per la manifestazione guidata da un nuovo presidente (Paolo Mieli, ndr), che ha mostrato fin da subito una grande sintonia con il sindaco, tanto da far dimenticare e da far quasi sembrare superata la mancanza del mai rinnovato Comitato di gestione. Nuova giuria, meno accademica, meno ingombrante tanto da non essere nemmeno visibile». Pur concordando sul fatto che la cultura «per essere tale non deve certo essere né parruccona né da salotto – scrive Annale –, ci è sembrato, vuoi per i modi vuoi per il ritmo davvero accelerato, che la freschezza che si sarebbe voluta imprimere alla serata si sia trasformata in un maquillage, corredato da appropriate frasi di rito secondo i canoni imposti da una cultura mainstream, che non ha saputo dare però il necessario spessore e profondità né lo spazio alle importanti tematiche che i libri e i loro autori, nonostante tutto ancora protagonisti, avrebbero richiesto. Si è preferita invece una versione smart, dove perfino Benigni a stento è riuscito ad eguagliare lo smalto del presidente, nuovo in questo ruolo ma esperto giornalista nella conduzione. Ci domandiamo se quello a cui abbiamo assistito sia il frutto di un compromesso con il poco tempo concesso al nuovo apparato o se al contrario sia questo il nuovo corso che si vuol dare al Premio. Se si vuole Viareggio capitale della cultura forse è opportuno lasciar da parte il Luna Park dei giovanili ricordi di Benigni e impegnarsi affinché il Premio Viareggio non sia solo un biglietto da visita ma un bel libro da leggere».
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