Il Tirreno

Versilia

La sentenza 

Il Consiglio di Stato respinge il ricorso contro le cave

S.C.
Il Consiglio di Stato respinge il ricorso contro le cave

Gli ambientalisti contestavano il piano adottato dalla Regione già nel 2015 «L’estrazione del marmo non costituisce di per sé un danno ambientale» 

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Stazzema. Il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso in appello, dopo una prima sentenza del Tar, presentato dalle associazioni ambientaliste contro le cave di marmo sulle Alpi Apuane rispetto a quanto stabilito dal Pit (Piano paesaggistico) della Regione Toscana. Il Consiglio di Stato ha rigettato integralmente l'appello per infondatezza condannando i ricorrenti a pagare le spese legale. Le cave erano rappresentate in giudizio da Henraux, anche la Regione aveva presentato un ricorso incidentale. Quest’anno l’Henraux festeggia i 200 anni di storia e all’indomani della sentenza ha reso noto il risultato ottenuto parlando di sentenza storica «che restituisce con assolutezza il valore fondamentale e incontrastabile delle cave di marmo per il sostegno economico alla popolazione locale, che pone l'accento sull'importanza della filiera corta e che dichiara in modo netto e preciso come le cave di marmo non creino alcun danno ambientale», questa la posizione dell’azienda che ha sede a Querceta.

Henraux spa, assistita dall'avvocato Cristiana Carcelli e Natale Giallongo ha rappresentato e difeso, sia nel primo grado davanti al Tar Toscana che al Consiglio di Stato, l'intero comparto delle cave di marmo. Da mesi il settore si sente sotto attacco da parte degli ambientalisti. E anche ieri l’azienda è tornata sull’argomento, parlando dell'ennesimo «attacco delle associazioni ambientaliste che interpretano normative delicate e complesse in maniera distorta». Le associazioni che avevano impugnato la delibera regionale di integrazione del Pit sono Mountain wilderness, Amici della terra Italia, Verdi ambiente e società, Vas onlus, Lipu, Lega italiana protezione uccelli, Centro Guido Cervati, la Pietra Vivente e Club alpino italiano (sezione Toscana). Hanno impugnato prima con ricorso straordinario, poi arrivato davanti al Tar, la delibera della Regione del 27 marzo 2015, con l’atto di integrazione del Pit, contestando la parte che consente l'apertura di nuove cave, la riattivazione di cave dismesse e l'ampliamento di cave esistenti nei bacini estrattivi siti nel perimetro del Parco regionale delle Apuane e in particolare nelle cosiddette aree contigue di cava. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale ha puntualizzato, sottolinea l’azienda, che «le aree contigue di cava non sono area protetta e che non vi una lesione dei valori di tutela del paesaggio e della salute». «Le aree contigue di cava non sono parte del Parco stesso, pur se geograficamente collocate entro il relativo perimetro. La legge n. 65 del 1997, con cui a suo tempo fu istituito l'Ente Parco, ha infatti escluso le aree contigue di cava dall'area naturale protetta» stando alla sentenza.

S.C.

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