Gioco
La sfida a tutto alcol nel locale di Pietrasanta, il titolare: "Solo una provocazione"
Il caso che fa discutere. Il messaggio scritto in bell’evidenza all’ingresso del locale
PIETRASANTA. Il messaggio, scritto in bell’evidenza all’ingresso del locale, non si presta a interpretazioni: “Shot day. Se ne bevi 12 a fila e ti reggi in piedi gli shot te li offriamo noi. Se non stai ritto, invece, 20 euro. Accetti la sfida?” . I “12 a fila” sono, appunto, gli “shottini”, costo 1 euro e 50 centesimi l’uno, sorta di drink alcolico da bere in solo sorso.
Parole, quelle messe nere su bianco al “PiadinPizza” di piazza Statuto che però, nel breve volgere di poche ore – anche se la “sfida” è stata in realtà lanciata già da una decina di giorni – hanno innescato un durissimo dibattito sui social.
«Faccio tutto alla luce del sole e non vedo il problema. La mia altro non è che una provocazione» fa sapere Tabita Cammilli, titolare del locale, che rigetta l’accusa di un messaggio grave, fuori luogo e diseducativo, soprattutto per i giovanissimi. Un’incitazione, come per altro ostentato su un altro cartello, al “bere irresponsabile”. «Appunto, bere irresponsabile: è chiaro che è solo ironia. Sa quante persone, da quando ho lanciato la sfida, hanno bevuto 12 shot uno dietro all’altro? Nessuno. È un messaggio che ho condiviso e ne rido con alcuni dei miei clienti. E quando parlo di clienti mi riferisco solamente ai maggiorenni. È bene essere chiari sull’argomento: presto la massima attenzione a chi servo da bere. I minorenni, nel mio locale, non hanno accesso alle bevande alcoliche. Sto molto attenta: chiedo sempre un documento e quindi alla sottoscritta, nessuno, può dire niente sulla questione. Gli adulti, invece, in quanto tali facciano quello che vogliono, evitiamo l’ipocrisia. Non sarà un cartello in più o in meno a motivarli o a farli desistere da una bevuta. Ma veramente si è creato un divieto sul mio “bere irresponsabile”? Mi viene da sorridere. I veri problemi sono altri, non una semplice provocazione come questa» .
I problemi, a parere di Tabita Cammilli sono «quando ti ritrovi 5.500 euro di ristori, dopo un anno e mezzo di pandemia a fronte di una perdita di 130mila euro. Da quando ho rilevato questo locale investendoci denaro, alla pari di tanti altri colleghi, ho dovuto fare i conti con tutte le restrizioni imposte dalla pandemia».
L.B.
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