Italia
Già vaccinati la metà dei bambini e ragazzi I pediatri: «Ottimo segnale, avanti così»
La Versilia sopra la media nazionale e dell’Asl per prime dosi nella fascia 12-19 anni: «Le famiglie stanno capendo»
Matteo Tuccini
viareggio. Quasi 5.500 versiliesi tra i 12 e i 19 anni hanno già ricevuto la prima dose di vaccino anti-Covid. Sono la metà esatta del totale di bambini e ragazzi che rientrano in questa fascia d’età, da poco tempo entrata con forza nella campagna vaccinale. Ricordiamo che sotto i 12 anni non esiste vaccino disponibile contro il virus, almeno per il momento.
La percentuale del 50,1 per cento sulle prime dosi tra i giovanissimi (sui richiami si va un pochino più lenti) mette la Versilia al di sopra della media nazionale e di quella dell’Asl Nordovest, attestate entrambe al 48 per cento dei vaccinati. Una bella notizia, secondo i pediatri. Che forse non si aspettavano una risposta simile dalle famiglie in piena estate.
«Credo che questi dati – dice Luigi Gagliardi, primario di pediatria all’ospedale Versilia – siano un segnale incoraggiante. Senza dubbio si può dire che i genitori hanno riflettuto su un tema che, lo sappiamo, è fonte di dibattito quotidiano. E ci hanno riflettuto nel modo giusto. Facendo la scelta che noi continuiamo a ribadire fondamentale. Tengo a chiarire, e mi rivolgo proprio ai genitori, che scegliere di non vaccinare se stessi è un errore, ma decidere di non farlo a nome delle persone a cui si vuole bene è una responsabilità ancora più grave. Perché li si espone a rischi che, nel caso dei bambini, possono pregiudicare una vita intera. Oltre che la loro vita in comunità».
I pediatri continuano a sottolineare che gli effetti diretti del Covid sui più piccoli restano molto limitati. Ma non vanno presi a cuor leggero. Considerando anche che ci sono bambini che non possono vaccinarsi e che hanno bisogno di essere protetti grazie agli altri.
«Dall’inizio della pandemia – prosegue Gagliardi – abbiamo ricoverato in pediatria non più di cinque bambini contagiati dal coronavirus. Il numero cresce, di poco, quando parliamo di mamme in dolce attesa: una ventina. Ma nessuna di loro aveva problematiche particolari e il parto è avvenuto in maniera regolare. Questo non significa che si debbano esporre i bambini ai rischi di una malattia serissima, che non va mai sottovalutata. Se ci preoccupiamo delle presunte conseguenze di un vaccino che si è dimostrato di un’efficacia eccezionale, allora è meglio riflettere sulle conseguenze che il virus stesso potenzialmente può scatenare anche nei più piccoli. In particolare sui bambini fragili, che non possono vaccinarsi e che dobbiamo proteggere con l’immunità di gregge». Secondo Gagliardi l’obiettivo dell’immunità è così importante da dover includere necessariamente nella campagna quante più persone possibili. Bambini compresi. «Proteggere i nostri figli – spiega il primario – è fondamentale, per diversi aspetti. In primis per tutelare loro stessi e la famiglia in cui vivono. Altrettanto importante è la necessità di mantenere la loro vita sociale in vista del ritorno a scuola e di tutte quelle attività extrascolastiche, tra cui lo sport, che sono fondamentali per il loro benessere psicofisico».
Stefano Castelli, coordinatore dei pediatri versiliesi, ammette: «Avevo previsto un terzo di vaccinati nella fascia d’età più giovane prima del ritorno a scuola: sono felice che si stia andando oltre le mie previsioni. I genitori stanno capendo che è importante fare questo passo. Ovvio che gli scettici ci saranno sempre». Anche i pediatri di famiglia stanno contribuendo alle vaccinazioni. «Le dosi sono arrivate poco prima di Ferragosto, ma c’è chi ha già cominciato a somministrarle ai propri piccoli pazienti – continua Castelli – Al tempo stesso si stanno rivelando decisive due scelte: il vaccino senza appuntamento e il green pass». A chi ancora ha dei dubbi Castelli risponde così: «Smentisco effetti negativi del vaccino nella fase dello sviluppo e anche a lungo termine. E garantisco che non vaccinare i nostri bambini e ragazzi non significa metterli al riparo da qualcosa che non si conosce: è l’esatto contrario. Vuol dire esporli a possibili problemi ben noti. Quelli causati direttamente dalla malattia, che sono rari ma ci sono, e i guasti prodotti dall’isolamento sociale». —
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