Il Tirreno

Versilia

la storia/2 

L’incubo di una famiglia dopo il ricovero di un’anziana

Gabriele Buffoni

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viareggio. Un calvario di oltre due mesi fatto di burocrazia, ritardi e rinvii. E che ha visto privata degli ausili sanitari di cui avrebbe avuto urgente bisogno un’anziana di 94 anni le cui condizioni di salute sono andate progressivamente peggiorando. Dopo i due casi riportati attraverso le pagine del Tirreno dalla dottoressa Anna Rita Fiaschi, medico di famiglia della zona di Stazzema, stavolta la storia è tutta viareggina. «Mia suocera ha vissuto tranquillamente fin quasi alla metà di giugno, in completa autonomia», racconta Marzio Francesconi, una vita impegnato nel sociale, che continua: «Poi, improvvisamente, ha avuto un grave malore che l’ha costretta al ricovero in ospedale. Viste le procedure di sicurezza anti-Covid abbiamo avuto pochissime occasioni per entrare in contatto con l’ospedale. Siamo stati contattati soltanto il giorno prima delle dimissioni e non ci hanno comunicato ciò di cui avrebbe avuto bisogno». L’anziana signora, però, aveva avuto un tracollo fisico e necessitava di ausili specifici: in particolare una sedia a rotelle e, soprattutto, un cuscino anti-decubito in modo da evitare – anche visto il soffocante caldo estivo – il rapido formarsi delle piaghe. «L’hanno dimessa come se stessero consegnando un pacco», racconta Francesconi: «Se ci avessero avvertito con un po’ di margine avremmo cercato di provvedere a fare subito richiesta per gli ausili. Invece, così, durante i primi giorni dopo le dimissioni ci siamo trovati spaesati. Ho chiamato infuriato il reparto, arrivando anche a parlare con il primario: solo in quel momento l’ospedale ha provveduto a inviarci almeno il servizio per l’igiene della persona».

La vicenda però non si conclude qui: servono ancora gli opportuni ausili. Stando a quanto riporta la famiglia dell’anziana, la prima richiesta per la sedia a rotelle e il cuscino anti-decubito viene inoltrata via email il 2 luglio, senza però specificare il carattere d’urgenza. «Non sapevamo come fare, abbiamo cercato di inoltrare quanto prima la richiesta consultando anche il nostro medico di famiglia», continua la testimonianza: «Quando però, dopo alcuni giorni, non ho visto arrivare alcuna email di risposta ho provato a comunicare con l’Ufficio ausili. È allora che mi hanno riferito che difficilmente la nostra richiesta sarebbe stata accolta prima di una ventina di giorni». Nel frattempo, però, il quadro medico dell’anziana donna si complica, si verifica un nuovo malore che la costringe a letto e la famiglia si muove ulteriori ausili. «Avevamo bisogno di un materasso anti-decubito perché mia suocera non era più autosufficiente. Nella disperazione del momento ho contattato nuovamente il reparto cercando qualcuno che ci aiutasse almeno con le procedure. Ma, pur promettendo di richiamarci, nessuno si è fatto vivo. Anche solo contattare il medico di continuità assistenziale è stato un incubo». La sorpresa peggiore però arriva, ancora una volta, dall’Ufficio ausili. «Abbiamo inoltrato in tutto sei richieste, l’ultima il 22 luglio», ricorda Francesconi, «tutte richieste per ausili da medico di famiglia, dato che nessuno ci aveva avvertito di un iter alternativo d’urgenza. Ma anche quando ne siamo venuti a conoscenza mi è stato risposto che ci sarebbero voluti almeno venti giorni anche specificando la grave situazione».

Gabriele Buffoni

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