Gioco
Attentato di notte nella cava di marmo incendiati i mezzi per l’estrazione
A dare l’allarme un gruppo di speleologi che era accampato nella zona. Al lavoro i carabinieri, sopralluogo anche oggi
Luigi Spinosi
minucciano. I danni sono enormi, e non sono solo economici. «Anche le conseguenze sotto il profilo morale sono spaventose, se certi personaggi riescono ad arrivare a tanta violenza possono essere capaci di tutto. È inutile nasconderlo, siamo spaventati»: così fano sapere dalla società Acquabianca Marmi, commentando quanto accaduto nella notte tra il 14 e il 15 agosto nella cava Carcaraia a Gorfigliano, nel comune di Minucciano.
Un atto vandalico che ha il sapore dell’attentato mirato, anche perché, altrimenti, non si spiega come sia possibile arrivare fin quassù, prima delle quattro del mattino, e darsi da fare per incendiare (probabilmente usando taniche di benzina), non uno, ma più mezzi da lavoro, rendendoli inutilizzabili.
Il tutto approfittando del fatto che in quel momento la cava (di proprietà del Comune e in gestione alla Acquabianca) era chiusa per le ferie. Probabilmente, se non fosse stato per un caso, quella devastazione sarebbe stata scoperta solo il 23 agosto, al momento di riprendere l’attività in cava.
A dare l’allarme è stato un gruppo di persone che aveva piantato la tenda in zona, ed è così che sappiamo con una certa precisione quando è successo il tutto. «Sopra la cava – spiegano dall’Acquabianca – si erano accampati alcuni speleologi, amici del nostro direttore dei lavori intenzionati a fare delle esplorazioni nella zona. Alle quattro del mattino sono stati svegliati dai boati, presumibilmente l’esplosione dei serbatoi dei mezzi incendiati. Si sono affacciati e hanno visto come dei lampi provenire dalla cava. Si sono allarmati e hanno subito mandato un messaggio al direttore dei lavori che ha avvisato il capocantiere, il quale la mattina di Ferragosto si è recato in cava trovando i mezzi bruciati».
A quel punto non è rimasto altro da fare che chiamare i carabinieri e fare un primo punto sul mezzi danneggiati: n el dettaglio si tratta di un dumper (ossia di un grosso camion per il trasporto del materiale da cava), di un escavatore e di una ruspa, mezzi ormai pratucamente inutilizzabili. Materiale della Acquabianca e di una società esterna che si occupa di logistica. Il bilancio in termini economici? Siamo nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro, ma per fare un conto esatto è troppo presto: «Bisogna ancora vedere con precisione – riprende la ditta – dobbiamo fare un sopralluogo accurato per vedere se, oltre a quelli ai mezzi dal lavoro, sono stati fatti anche altri danni sul cantiere. E poi c’è il danno economico rappresentato dal rischio di stop all’attività estrattiva. Insomma, la situazione è da valutare con precisione, ma certo si tratta di un danno enorme oltre a quello, ripeto, rappresentato dalla paura per ciò che potrebbe essere fatto ancora. Se stavolta hanno fatto questo, domani cosa potrebbero combinare?».
Sulla possibile identità degli autori è mistero fitto. Certo, attorno all’attività estrattiva va avanti da tempo un dibattito anche con toni duri tra il mondo imprenditoriale da un lato, e una parte del mondo ambientalista dall’altro. Un dibattito dove non sono mancati anche termini accesi, ma che è sempre rimasto nell’alveo del confronto civile.
E questo viene anche ribadito dalla società che gestisce l’estrazione del marmo di Carcaraia: «Non ce la sentiamo di puntare il dito contro niente e contro nessuno – dicono –: certo, soprattutto negli ultimi tempi la polemica si è fatta più accesa, sui social il clima è pesante. E quando si alza l’asticella ci può essere sempre la persona che decide di testa sua. Confidiamo tanto nei carabinieri: hanno tanti strumenti per individuare tracce utili a risalire ai responsabili, e anche domani mattina (oggi per chi legge, ndr) è previsto un nuovo sopralluogo sul cantiere».
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