Il Tirreno

Versilia

La protesta 

Accesso agli atti negato sul piano di ampliamento del porto di Carrara

Angelo Petri
Accesso agli atti negato sul piano di ampliamento del porto di Carrara

I Paladini Apuoversiliesi tornano alla carica e chiedono notizie sui progetti per migliorare l’accessibilità dello scalo al confine con Forte

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Forte dei Marmi. L’estate, i tuffi in mare, la vita in spiaggia nella dorata e vippeggiante Forte dei Marmi finiscono sempre con il far dimenticare i problemi che incombono: e uno di questi è sicuramente il Porto di Carrara. Ce lo ricordano i Paladini Apuoversiliesi che si domandano «Quali opere sono dunque previste per lo scalo apuano? Il 19 gennaio – ricorda, infatti, Orietta Colacicco, Presidente dei Paladini – leggevamo sui giornali che il Recovery Plan avrebbe riservato per Carrara «solo un piccolo investimento per migliorare l’accessibilità al porto». Definizione, in verità, un po’ criptica che non si capisce se si riferisca al collegamento alla parte retro portuale o se rientri, invece, in quello che è emerso dieci giorni fa dalla Conferenza Stato Regioni, con ben 10 milioni e 150mila euro destinati a tre lotti del cosiddetto Waterfront. Un progetto, va ricordato, del valore complessivo di 67 milioni di euro alla cui realizzazione concorre con circa 13 milioni di euro anche la Regione. Gli interventi, a quanto abbiamo appreso – continua Colacicco – riguardano la riqualificazione del sistema degli accessi al porto con un adeguamento del ponte sul torrente Carrione e della passeggiata a mare, ma anche il miglioramento delle opere esterne di difesa dello scalo marittimo». «Noi siamo più che lieti – continua il Presidente dei Paladini – che si voglia dare una sistemazione migliorativa a Marina di Carrara, ma è importante per noi localizzare e capire l’estensione di dune artificiali e piazze e soprattutto conoscere quali sarebbero le opere esterne di difesa. Perché, e lo diciamo da 22 anni, qualunque opera a mare può accelerare l’erosione della spiaggia, che dopo aver compromesso la Partaccia, Marina di Massa, Ronchi, Poveromo, si vede a Cinquale ed è arrivata a Forte dei Marmi. Per questo attraverso l’avvocato Anna Schiaffino di Massa, segretario della nostra associazione, abbiamo presentato istanza di accesso agli atti e di partecipazione al progetto del Waterfront». «Quando a fine gennaio avevamo fatto accesso agli atti e avanzata richiesta di partecipazione al procedimento per il progetto di ampliamento del porto, ci fu risposto che a tempo debito ciò sarebbe avvenuto come previsto dalla normativa. Tuttavia sono trascorsi ormai più di sei mesi e non vediamo nulla. Tutto questo, mentre il fenomeno erosivo, quest’anno, è ancor più evidente, e anche perché vorremmo capire che fine ha fatto il progetto di ripascimento a Poveromo, di cui si parla dal 2017 e per cui sono stati stanziati due milioni di euro. Ripascimento iniziato lo scorso anno a ridosso della stagione estiva, coprendo un terzo dell’opera e poi sospeso. Non basta certo un ripascimento locale, come quello fatto in extremis quest’anno, nelle aree più critiche di Marina di Massa e presto, dissolto dalle mareggiate, come lamentano gli operatori balneari! Ci vuole un ripascimento strutturale, da programmare subito. E c’è da chiedersi se e quanto, proprio nel Recovery Plan, sia stato stanziato per combattere la piaga dell’erosione, certo un fenomeno naturale presente in tutto il mondo, che aggredisce tutte le coste italiane e toscane, ma in Apuania ha raggiunto delle proporzioni insopportabili, con danni naturalistici che diventano economici, in alcuni casi quasi irreversibili. In gioco – conclude Colacicco – sono un valore di tre miliardi di euro, pari al fatturato turistico balneare dell’Apuoversilia e il lavoro di un esercito di 15.000 persone. Si parla tanto di scelte sostenibili, ma per farlo bisogna allargare l’orizzonte, mettendo sulla bilancia, come fanno da sempre i Paladini, l’economia del mare e quella industriale. Non si può danneggiare la prima a favore della seconda».

Angelo Petri

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