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Pensione forzata, ma il medico chiede di rimanere al lavoro

Tiziano Baldi Galleni
Pensione forzata, ma il medico chiede di rimanere al lavoro

Luigi Santini, 40 anni di carriera, ha compiuto 70 anni e deve perciò lasciare i suoi mille pazienti a Seravezza: «È stata una straordinaria avventura»

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Tiziano Baldi Galleni

seravezza. Ha provato a scrivere email a chiunque fra i dirigenti dell’Asl Toscana Nord ovest. Poi ha inviato cinque domande per chiedere che non lo mandassero in pensione. «Speravo in una deroga per l’emergenza sanitaria, ma la legge non lo prevede», racconta al Tirreno Luigi Santini, il medico di famiglia seravezzino amato da tutti e che il 9 agosto è dovuto andare in pensione. «Sono davvero tanto dispiaciuto. Sarei voluto rimanere in attività, proprio perché stiamo vivendo un periodo come questo», continua: «Con i pazienti stringi rapporti di amicizia e poi con le famiglie. E invece dovrò interrompere questo connubio». Perché Santini, un medico davvero tanto apprezzato per la sua umanità, ad agosto ha compiuto 70 anni. E a quell’età la professione di dottore si deve interrompere.

I suoi circa mille pazienti («di più non li ho mai voluti perché non puoi seguirli bene») si dovranno rivolgere ad un altro medico. Nel capoluogo ne sono rimasti quattro (con lui erano cinque) al distretto Asl dell’ex ospedale Campana: Antonietta Bonci, Lucia Ulivi, Angela Fontana o Alberto Bacci. E intanto, un nuovo dottore è stato reintegrato nel Comune, dall’Asl, a giugno. È Gianluca Babici, che ha vinto il bando di concorso e ha scelto come sede la Croce Bianca di Querceta dove si trovano anche altri otto medici di famiglia. L’addio di Santini era già stato preceduto da un altro pensionamento altrettanto sentito dalla comunità, quello di Guido Catelani, medico di famiglia molto apprezzato nella piana seravezzina.

«Ho fatto il medico curante per tanti anni», prosegue dice Santini rammaricato: «Per cinque volte ho fatto domanda per non andare in pensione, ma non è stato possibile». La carriera del dottor Santini – lunga 40 anni – è iniziata con l'impiego a Milano, al Policlinico, Istituto di farmacologia dall’80 all’82, anno in cui si è laureato nella stessa città. Ha poi vinto il concorso pubblico e ha iniziato la specializzazione nell’85 in endocrinologia nella clinica a Calambrone insieme Lidio Baschieri e Aldo Pinchera. «Due grandissimi – ricorda Santini – e all’epoca questo ramo non era così avanzato come ora che ci sono grandi centri specializzati, come Cisanello dove poi è stata trasferita la clinica di Livorno». Ma la vocazione di Santini – come confessa al Tirreno – «era quella di fare il medico di famiglia. Ho abbandonato Calambrone e mi sono messo a lavorare sul territorio». Prima a Vallecchia dove è rimasto fino al ‘97, per poi vedersi assegnare dall’Asl il comune di Seravezza. «Esclusi gli studi e il militare, tutta la mia vita l’ho passata nel mio paese. E tutto quello che ho guadagnato l’ho speso a Seravezza», continua il medico. Che per dieci anni è stato anche presidente della Misericordia, dall’86 al '96. E dal 1998 ricopre la carica di direttore della sezione Versilia storica dell’Istituto Storico Lucchese. Sezione di cui è stato anche fondatore, tramite incarico concesso dall’ex sindaco di Stazzema, Gian Piero Lorenzoni. Santini, però, non smetterà la professione e si presterà volontariamente in una Rsa locale, oltre a proseguire la sua dedizione per la storia. Ma i suoi tantissimi pazienti che riceveva – oltre che dal capoluogo anche da Vallecchia, Ripa, Querceta, Forte e pure Camaiore – saranno per lui un grande vuoto. Così come «il corpo infermieri del distretto di via Campana dove mi sono trovato benissimo e dove potevamo fare prelievi, medicazioni, esami strumentali. È stata una bella e straordinaria avventura».

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