Sicurezza
Sospeso dall’istituto il pagamento degli importi
Luca Tronchetti
LUCCA. Trenta fascicoli dalla Direzione provinciale Inps alla Procura di Lucca, tutti relativi ad altrettanti percettori di reddito di cittadinanza. Si tratta di immigrati che risiedono sia in Versilia che nella Piana di Lucca e che percepiscono il beneficio, pur esclusi per legge non avendo la cittadinanza italiana, non essendo cittadini dei Paesi dell’Unione Europea o non essendo residenti in Italia da almeno dieci anni o in modo continuativo da due anni. Da notare che, almeno nei primi sei-sette casi vagliati dalla Procura, oltre la metà dei percettori del reddito è gravata da precedenti penali. Non soltanto denunce a piede libero, ma anche sentenze passate in giudicato per furto, guida in stato di ebbrezza, percosse, furto in abitazione, falso in atto pubblico, truffa e persino per circonvenzione d’incapace. La legge però dispone che il requisito reddituale venga escluso alle persone che hanno precedenti penali per reati legati alla criminalità organizzata e al terrorismo, ma anche per truffa con l’aggravante però di aver percepito indebitamente sussidi pubblici. Oppure anche in caso di arresto successivo o in corso alla richiesta o se il giudice all’atto di una condanna disponga l’interdizione dai pubblici uffici.
Il quesito sorge spontaneo: quante di queste domande di ammissione ai benefici statali – contestati prima dall’Inps e poi dalla Procura – sono state presentate in forma privata e autonoma oppure attraverso i patronati? Perché nella seconda ipotesi sarebbe servita una maggiore attenzione e vigilanza per evitare che venissero presentate e accolte elargizioni di redditi di cittadinanza non dovute e contrari alla norma in vigore. E su questo punto l’Autorità giudiziaria vuol vederci chiaro.
Non sono solo questi, però, i casi all’attenzione della Procura. Un esercito di furbetti del reddito di cittadinanza, infatti, rischia adesso una condanna dai due ai sei anni di reclusione. L’Istituto Nazionale di Previdenza sociale in seguito ai controlli sull’anagrafe dei beneficiari ha infatti individuato in Lucchesia circa mille falsi percettori dei benefici introdotti dal decreto 4 del 2019 convertito con legge 26 del 2019 e cinquanta fascicoli sono stati trasmessi in questi giorni all’ufficio del pubblico ministero che nelle ultime 24 ore ne ha istruiti sei-sette. Nei loro confronti sarà chiesto il rinvio a giudizio di fronte al gup. Al momento si tratta di presunti falsi beneficiari residenti ad Altopascio, San Vito, San Concordio e in altre zone della periferia cittadina e che avrebbero ricevuto un reddito di cittadinanza indebito di importo variabile tra i 4.500 ai 9.000 euro. Tutti, al momento, sono accusati dello stesso reato: per ottenere il beneficio utilizzavano documenti falsi o attestanti cose non veritiere. In prevalenza nella dichiarazione sostitutiva unica allegata alla domanda di reddito di cittadinanza omettevano di indicare le persone del proprio nucleo familiare (coniugi, figli, genitori) con un sussidio da lavoro dipendente o da pensione d’anzianità o di reversibilità . Soltanto per i primi sei casi finiti sotto la lente d’ingrandimento della procura, l’Inps ha accertato un importo complessivo di trentaseimila euro che, in caso di condanna, i percettori di reddito dovrebbero restituire all’Erario. Un’altra dozzina di casi, che saranno vagliati a giorni dalla Procura della Repubblica, riguardano sempre la violazione del comma 1 dell’articolo 7 della legge (che prevede pene da due a sei anni di reclusione) e ci sarebbe il caso di un soggetto che avrebbe percepito indebitamente un reddito di cittadinanza superiore ai ventimila euro. Tra loro, stando all’accusa, ce ne sono alcuni che rischiano una condanna dai dodici mesi ai tre anni di reclusione per l’omessa comunicazione delle variazioni di reddito o del patrimonio.
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