Lutto
Giustizia, il no del professor Marzaduri alla Cartabia
viareggio. Riforma della Giustizia, non è tenero il professor Enrico Marzaduri, avvocato e professore ordinario di diritto processuale penale dell’università di Pisa, un giurista che la legge contribuisce a scrivere, oltre che utilizzarla nella professione forense: «Una bozza ridicola che non cambia niente», è il giudizio netto sulla cosiddetta Riforma Cartabia. L’occasione per discuterne è stato il dibattito organizzato dai familiari delle vittime dl disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009 e 32 morti. I quali – a proposito di tempi della Giustizia che si devono fare maggiormente rapidi – attendono dall’otto gennaio di quest’anno le motivazioni della sentenza che manda a un nuovo processo di appello l’allora amministratore delegato di Ferrovie, Mauro Moretti. Oltre a disporre un ritorno alla Corte d’Appello di Firenze per tutti gli altri imputati, italiani e tedeschi, per rideterminare le pene avendo la Cassazione deciso il venire meno dell’aggravante dell’infortunio sul lavoro. A discuterne, oltre all’avvocato Marzaduri, anche i colleghi Riccardo Carloni e Gabriele Dalle Luche, tutti coinvolti nel lungo iter giudiziario per la strage di Viareggio.
«Come si combattono realmente i tempi morti della giustizia?» è la domanda alla quale Marzaduri risponde così: «Si incrementa la “macchina” della Giustizia. Considerando, per esempio, come negli ultimi anni il livello qualitativo del giudizio in Cassazione si sia abbassato notevolmente».
Marzaduri entra anche nel merito di alcuni dei punti fondamentali della riforma, a partire da quello – molto poco considerato nel dibatti nazionale complessivo – dove si stabilisce, a proposito di indagini preliminari, che il pubblico ministero chieda l’archiviazione «quando gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non consentono una ragionevole previsione di condanna». Una norma applicando la quale – sottolinea netto il professor Marzaduri – «un pubblico ministero potrà giustificare l’abbandono di indagini “scomode”».
Marzaduri tocca, poi, di nuovo il tema della durata del processo. Definendo «primo punto di irragionevolezza» della riforma del Governo Draghi «la durata predeterminata dei processi di Appello e Cassazione». Perché, spiega, vige un principio intangibile nel cammino della Giustizia: «La ragionevolezza di un termine per un processo si verifica sulle esigenze del singolo processo».
D. F.
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