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Tobino e la “Medusa” Il libro di Adolfo Lippi ricorda il medico innamorato di Viareggio
Il volume, edito dall’Ancora e illustrato da Beppe Bertuccelli, sarà presentato oggi pomeriggio alla piccola galleria Engel
cultura
Quando Mario Tobino, scrittore e poeta di larga fama, si mise a scrivere su Viareggio la chiamò “Medusa”: le meduse, pesce simbolico di una marina esplosa con la moda della balneazione, era incontri, anche imbarazzanti, che i bagnanti facevano e fanno tuffandosi nel mare caldo della Versilia. Per Tobino, che volle essere con due libri azzeccati l’Omero della città, niente c’era di meglio per definire il suo luogo del cuore e Medusa rimase come sinonimo eterno.
Queste e altre vicende sulla vita di Mario Tobino Le contiene ora un libro (Editrice L’Ancora) scritto da Adolfo Lippi, curato graficamente e illustrato da Beppe Bertuccelli, per celebrare questo “grande vecchio”, memoria storica e di leggende e tempi di Viareggio. Che allora, negli anni del primo e secondo Novecento divenne la capitale indiscussa delle vacanze estive. E che ospitò celebrità e fama da D’annunzio a Puccini, da Thomas Mann a Pirandello, da Eleonora Duse a Sofia Loren.
Tobino scrisse di questo e di ben altro ne “Il clandestino”, ne “Su la spiaggia e aldilà del molo”. E sempre confermò il suo amore appassionato per Viareggio.
Che lo ricambiò con un Premio Letterario, con una strada a lui dedicata, con una statuetta sistemata sulla facciata della casa dove, in via Verdi, visse.
Nel libro che ora si pubblica, molte cose e vicende e personaggi della vita di Tobino vengono rammentati. E oggi alle 18.30 lo ricorderanno in un incontro alla “piccola galleria Engel” presso l’ex Supercinema di piazza Campioni.
Mario Tobino, scrive Lippi, «medico dei pazzi, scrittore di successo, poeta sempre, ebbe un grandissimo amore: Viareggio: Amò la sua città “come una ragazza” ed avevano caratteri affini, scontroso lui, rabbuiata in inverni la città, aggressivo e passionale Tobino sanguigna e irruenta l’identità di Viareggio».
Sempre portato nello scrivere a parlare di sé, mai distaccato, sempre compromesso con la parola e i personaggi sempre veri, Tobino si articolò, cioè impresse i suoi arti, la sua testa, il proprio cuore nelle strade, nelle piazze, nelle darsene viareggine e ne fece palcoscenico ed opera lirica, struggendosi col tempo che lacerava i ricordi ed erano ricordi d’infanzia, di giovinezza, di maturità.© RIPRODUZIONE RISERVATA
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