Il Tirreno

Versilia

Lo scontro sulle Apuane 

«Sulle cave controlli rigorosi e garanzie per il territorio»

Sabrina Chiellini
«Sulle cave controlli rigorosi e garanzie per il territorio»

Il sindaco Tarabella ricorda che nel suo mandato è stato istituito un ufficio ad hoc e rifiuta la logica di chi per ragioni ideologiche le vorrebbe vedere tutte chiuse

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Seravezza. Il tema è attuale e facilmente diventa terreno di scontro tra mondi diversi. Sulle cave autorizzate all'estrazione del marmo delle Apuane c’è una forte stretta nei controlli. Ordinanze e sanzioni vengono firmate con cadenza quasi settimanale. Lo sfruttamento della montagna anima la protesta degli ambientalisti. È ancora fresco nei ricordi il il flash mob sulle Apuane organizzato dagli ambientalisti. Una iniziativa a cui hanno risposto con forza cavatori e imprenditori. Lo scontro fra alcune frange del mondo ambientalista e i cavatori si è di nuovo acuito, lo conferma anche il sindaco di Seravezza, Riccardo Tarabella. «È un conflitto che non si risolve con proclami o reciproche denunce, ma con il confronto, il dialogo, riconoscendo pari dignità ad ogni voce» ne è convinto il primo cittadino. Da una parte il Parco della Apuane emette ordinanze e blocca l’attività di alcune lavorazioni quando si scoprono le irregolarità. Dall’altra gli imprenditori dicono che le cave non sono chiuse, al massimo viene interrotta una lavorazione. «I provvedimenti adottati recentemente dal Parco riguardo a cave di marmo attive sul territorio comunale di Seravezza sono relativi a situazioni in cui le attività estrattive hanno intercettato cavità carsiche presenti nelle aree di cava. Si tratta di provvedimenti restrittivi puntuali, che hanno effetto nel luogo preciso e circoscritto in cui si manifesta la problematica, ma che non bloccano le lavorazioni nelle restanti parti del sito estrattivo, che possono quindi proseguire. I provvedimenti su temi di carattere ambientale e paesaggistico sono di norma in capo all'ente che a suo tempo ha rilasciato la pronuncia di compatibilità ambientale, solitamente il Parco, anche se in certi casi può essere anche un ente diverso. Il Comune adotta conseguentemente gli atti di propria competenza».

Per certe violazioni, come si legge nelle ordinanze scatta la comunicazione di reato alla Procura. «È l'autorità giudiziaria che decide se e come procedere – aggiunge Tarabella –. Le forze di polizia, di solito il Corpo Forestale dello Stato, sono sempre coinvolte nei sopralluoghi e nelle attività di verifica delle attività di cava. Sono loro a valutare se, sulla base dei dati raccolti, ci sono i presupposti per segnalare alla Procura eventuali reati di carattere ambientale. Al Comune al momento non è pervenuta alcuna comunicazione formale riguardante l'avvio di procedimenti di questo tipo».

Il Comune è parte interessata ai controlli, chiediamo al sindaco. «Per volontà della mia amministrazione, il Comune di Seravezza si è dotato per la prima volta di un Ufficio Cave, strumento dedicato e specializzato nel seguire tutte le problematiche relative alle attività estrattive. Si è trattato di un enorme passo avanti in termini di organizzazione e di efficienza dell'apparato comunale in questo importante settore. L'Ufficio Cave segue e coordina tutto ciò che riguarda le attività estrattive. Lo fa a livello interno, svolgendo un'azione condivisa con l'ufficio ambiente e con il comando della polizia municipale, in particolare per quel che riguarda i controlli. E lo fa soprattutto all'esterno, verso tutti gli enti che per ragioni diverse hanno competenza in materia: Regione, Parco, Asl». L'ufficio si pone - questo lo scopo con cui è stato istituito - come elemento di coordinamento delle attività. Ad esempio per evitare sovrapposizioni, ritardi, problematiche derivanti da scarsa o mancata comunicazione fra settori o enti diversi.

«È anche una risorsa importante in termini di documentazione e informazione su tutto ciò che attiene alle attività di cava, con un database in costante arricchimento. Riguardo ai fatti registrati nelle ultime settimane, appena ricevuta comunicazione, il Comune si è attivato con i propri settori e si è coordinato con gli altri enti interessati al fine di procedere in maniera organica. Poi, come sempre avviene, ogni ente ha emesso i provvedimenti di propria competenza. Il ruolo dell'Ufficio Cave è di far sì che ciò avvenga in un quadro di condivisione delle informazioni e di comunicazione reciproca. È quello che sta avvenendo, anche se c'è ancora molta strada da fare», puntualizza Tarabella.

Al momento al Comune non risultano impugnazioni dei provvedimenti adottati dal Parco davanti al Tar. Le aziende faranno in modo di eliminare le irregolarità.

«L'amministrazione comunale sta svolgendo da tempo un lavoro silenzioso e poco appariscente, ma attivo e utile, teso a indirizzare il confronto verso un giusto equilibrio tra la sfera dell'economia e quella dell'ambiente. Riteniamo che l'attività lapidea sia importante e meritevole di salvaguardia per ragioni non solo economiche, ma anche storiche e culturali. L'escavazione e la lavorazione del marmo a Seravezza e in Versilia hanno radici fortissime nell'identità del territorio, nel carattere delle persone, nel nostro modo di vivere e di pensare. Sono valori che intendiamo salvaguardare. Nella stessa misura in cui intendiamo salvaguardare il nostro ambiente e il nostro paesaggio».

Dagli imprenditori del marmo il Comune si aspetta un impegno certo sui quantitativi da lavorare in loco. «Si chiede anche la qualificazione professionale degli addetti, l'introduzione di nuove tecnologie e buone pratiche di lavoro che tutelino i lavoratori e il territorio sono elementi che caratterizzano la nostra politica e che la caratterizzeranno in futuro. Le aziende che sbagliano ne pagano le conseguenze».

Le imprese devono rispettare le autorizzazioni ricevute e l’ambiente. «Allo stesso tempo rigettiamo le tesi di chi per ragioni ideologiche rifiuta in toto la logica dell'escavazione e vorrebbe chiudere le cave a prescindere» questa la linea del primo cittadino. —

Sabrina Chiellini

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