Sicurezza
Sequestrata parte di uno stabilimento dopo una serie di esposti
lido di camaiore. Un esposto, anonimo ma corredato di foto di una decina di stabilimenti balneari di Lido di Camaiore, recapitato – in buste distinte e senza indicazione degli Enti cui è stato inviato – diretto a Ufficio demanio del Comune di Camaiore, Capitaneria di porto e Asl: è da qui che hanno preso il via i controlli che hanno portato al sequestro di una piccola porzione dello stabilimento balneare Diva. L’esposto è per lo più relativo a spazi aggiuntivi che gli stabilimenti segnalati si sono auto-assegnati nell’area dedicata a tende e ombrelloni, dove la normativa comunale di riferimento non lo consente. Spazi aggiuntivi che sono stati attrezzati come il resto della spiaggia, per i metri quadrati in regolare concessione, e dove più di uno stabilimento finito nel mirino dell’esposto effettua servizio bar-ristorante alla clientela. Invece di consentire solo la possibilità di consumare quanto si è acquistato in modalità asporto.
La titolare del “Diva”, Patrizia Deri, racconta: «Si è tratto di una svista del nostro tecnico. Ogni hanno chiediamo al Comune l’autorizzazione per il gazebo e la pedana. Quest’anno, quando è arrivato il controllo della Capitaneria, ero convinta di essere in regola come sempre. Quando ho verificato, però, ho capito che c’era stata una dimenticanza nella presentazione della richiesta. Adesso abbiamo il permesso pronto, che possiamo depositate solo dopo il dissequestro, come mi ha spiegato l’avvocato Edoardo Brusco che ci segue. Da questa difficoltà improvvisa, e non fa piacere a nessuno trovarsi una porzione del bagno sequestrata con tanto di nastro bianco e rosso della Capitaneria, però ho imparato a sfruttare meglio gli spazi del bagno». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
