Il Tirreno

Versilia

Antonietta, decana del Palio «Ora i giovani per rilanciarlo»

Gabriele Buffoni
Antonietta, decana del Palio «Ora i giovani per rilanciarlo»

La "nonna" per antonomasia per tutti i contradaioli di Marzocchino e rappresentante più anziana del consiglio della contrada Leon d’Oro racconta l’emozione di tornare in cucina 

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tradizioni

Il dito indice puntato, attraverso la siepe che circonda la sua abitazione, verso il luogo lungo via delle Catene a Marzocchino dove fu corso il primo Palio dei Micci nell'ormai lontano 1956. «Io c'ero, a quella prima corsa: ero una bambina all'epoca, ma la mia famiglia faceva parte del nucleo originario da cui nacque la contrada del Leon d'Oro. Per tutti noi il Palio fu una rivoluzione». Il ricordo è lucido nella mente di Antonietta Tartarelli, la voce vibra di emozione: lei, la "nonna" per antonomasia per tutti i giovani contradaioli di Marzocchino e membro più anziano del consiglio di contrada di cui fa parte ininterrottamente dal 1971 (una delle prime donne a ricoprire tale carica), a 73 anni sembra rivivere la stessa energia di quella ragazzina che vide il Palio per la prima volta. Decana del Leon d'Oro, Antonietta è tornata a rimboccarsi le maniche per preparare le prelibatezze («il ragù e il ripieno dei tordelli posso maneggiarli solo io – afferma con orgoglio – seguiamo ancora la ricetta della mia nonna») da gustare alla Sagra dell'Ardore, l'appuntamento gastronomico organizzato dal gruppo giallorosso negli uliveti lungo via Alpi Apuane: anche il Leon d'Oro infatti tornerà a servire i piatti tipici della tradizione versiliese il 31 luglio e nei giorni 1, 7 e 8 agosto). «Non vedevo l'ora – ammette l'anziana contradaiola – dopo un anno e mezzo chiusa in casa poter tornare a lavorare alla sagra è stato meraviglioso, un po' come se mi avessero riportato alla vita». Antonietta infatti, avendo vissuto le origini della contrada, ha sempre preso attivamente parte all'organizzazione delle sagre estive. «La nostra prima sagra – racconta – l'allestimmo nel 1975, tra gli uliveti e la stessa via Menchini a Marzocchino: la gente, compresa la mia famiglia, arrivava a servire le tavolate portando per strada i pentoloni con i tordelli direttamente da casa. La sagra – spiega Antonietta – è sempre stata secondo me, insieme al Palio, la massima espressione della contrada: le altre competizioni non arrivano a coinvolgere tutti quanti in questo modo, dai bambini ai più anziani, e tutte le differenze sociali e culturali si annullano: siamo tutti contradaioli allo stesso livello. E questo lo può capire solo chi appartiene a questo mondo: un turista, anni fa, vedendo i più piccoli sparecchiare i tavoli alla sagra si era messo a chiamare i carabinieri minacciando di denunciare la contrada per sfruttamento del lavoro minorile. Ricordo che i bambini scoppiarono a piangere: abbiamo dovuto spiegare a quel signore che per loro quello era solo il modo per contribuire al lavoro di squadra». Antonietta però non è per il Leon d'Oro solo una delle principali artefici della sagra: da lei, membro storico della commissione sfilata che rappresenta da sempre un fiore all'occhiello della contrada, sono passati anche tutti i costumi che compongono il corteo giallorosso. «Molti li ho cuciti io stessa – ammette – in tutti questi anni per il Leon d'Oro ho cercato sempre e comunque di dare tutto, di essere in qualche modo anche un esempio per i più giovani. E devo ammettere che il loro affetto è quello che mi ha ripagato per ogni sforzo: la contrada – conclude Antonietta – vive per i giovani, gli unici che possono mantenere viva la passione per il Palio. Arriverà presto anche per me il momento di fare un passo indietro: sarà dura, ma quando accadrà lo farò con fiducia». —

Gabriele Buffoni

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