Toscana
Guttman: «Tornare a suonare col pubblico per noi sarà come riassaporare la vita»
L’ideatore di “Pietrasanta in concerto”: «La musica più forte della pandemia, qui il luogo ideale per valorizzarla»
Luca Basile
Pietrasanta. All'albore della quindicesima edizione di Pietrasanta in Concerto, Michael Guttman, violinista di nazionalità belga di straordinario talento nonché ideatore e direttore artistico del Festival che va in scena da questa sera fino al 1 agosto all'ombra della Piccola Atene, è ancora immerso nell'organizzazione degli ultimi dettagli della rassegna. «In un periodo come questo, dove devi giustamente sottostare alle tante restrizioni imposte dalla pandemia, non è facile allestire un cartellone con 10 concerti e numerosi artisti provenienti da mezzo mondo: ma ce la faremo. Ne sono sicuro».
È un entusiasta, Guttman, che ama profondamente Pietrasanta: ha mai valutato, nei momenti più complicati, di portare il Festival altrove?
«No, questo appuntamento è pensato proprio per Pietrasanta, dove i musicisti vengono con grande gioia e non vedono l'ora, se invitati, di ritornare. Certo, non tutto è perfetto, me ne rendo conto, ma Pietrasanta ha un potenziale enorme che ancora non si è espresso del tutto. E poi c'è sempre stata grande sintonia, in passato come oggi, con Comune e Fondazione Versiliana».
E il pubblico quando ha cominciato ad entrare in “sintonia” con il Festival?
«Dopo qualche anno: all'inizio era tutto più estemporaneo. Oggi abbiamo un pubblico fedele, appassionato. E entusiasta come il sottoscritto. E questo è molto bello».
Che significa tornare a suonare dal vivo per un musicista?
«Significa tornare alla vita. Anche perché la vita, senza musica, è sicuramente più triste, ma anche suonare davanti ad una telecamera per i social, è qualcosa di freddo. L'energia che sprigiona il contatto fra pubblico e musicisti è qualcosa di unico».
Però la pandemia, coi suoi divieti, vi ha imposto di ripensare la rassegna: è così?
«In effetti sì: oggi bisogna puntare sui piccoli gruppi e non più sulle grandi orchestre. Un percorso che, come Pietrasanta in Concerto, avevamo già iniziato e che oggi valorizziamo ulteriormente».
La quindicesima edizione cosa porterà in dote al Pietrasanta?
«Per la prima volta al Festival avremo il grande violinista Daniel Hope, il concerto per violino e violoncello di Airat Ichmouratov e le musiche del compositore Jorge Bosso che il Festival proporrà in prima esecuzione assoluta. Tra i protagonisti i pianisti Katia & Marielle Labèque, Andrea Lucchesini, Alexei Botvinov, Roberto Prosseda e Alessandra Ammara, Karin Lechner, Boris Berezovsky, Bruno Fontaine. Ospiti anche un'artista del violoncello come Jing Zhao, il clarinettista Pierre Génisson e il flautista Giuseppe Nova con l'attesissimo ritorno di Andrea Griminelli per il gran finale della rassegna con i Solisti di Mosca diretti da Yuri Bashme e tanti altri grandi musicisti con un bellissimo concerto gratuito il 26 in piazza Duomo».
E lei, come rituale, darà vita a duetti e collaborazioni su palco?
«Sì, è una caratteristica, diciamo così, del Festival che porto avanti da sempre. Così come ci piace dare spazio a musicisti di tutte le età, dalle giovani promesse a quelli più affermati».
Pietrasanta, per lei, significa anche famiglia nel senso più stretto del termine?
«Sì, vero. L'effige dell'edizione 2021, con un messaggio visivo di rara efficacia come “La Luce della Musica” è un collage creato da mia figlia Audrey Guttman che è artista, mi dicono, avviata ad un'importante carriera. Il festival è una famiglia di artisti, ma per me è anche una storia d’amore con Jing Zhao, la mia compagna. Il nostro amore è sbocciato qui, in questa splendida città».
Il sogno per il futuro?
«Tornare alla normalità, un auditorium dove fare musica anche l'inverno e continuare a portare a Pietrasanta quanto di più bello possa offrire la scena musicale mondiale. Perché la musica è vita». —
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