Sicurezza
Il pm Sirignano: «A Viareggio in migliaia da Gricignano»
Il magistrato che ha dato il via alle indagini sui Casalesi in Versilia sottolinea: «Così si riesce a influire sulle amministrazioni e sui fondi pubblici»
Donatella Francesconi
viareggio. Le sue parole, in diretta Facebook dal Giardino Caponnetto di Firenze dove si parla di criminalità organizzata in Toscana e in Versilia, arrivano dritte al cuore del territorio viareggino. Cesare Sirignano, oggi sostituto Procurato alla Procura di Napoli Nord e ieri uno dei magistrati che ha indagato anche sulla presenza dei Casalesi in Versilia, racconta: «Quando iniziarono le indagini nel 2010/ 2011», ricorda seduto a fianco a Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, «accertai la presenza di esponenti dei Casalesi ai domiciliari a Torre del Lago. Ma molto mi colpì il fatto che in 30 anni si erano trasferiti a Torre del Lago e Viareggio migliaia di cittadini di Gricignano di Aversa. Sarebbe stato utile fare un censimento, verificare quanti avevano diritto di voto». Sirignano tira le conclusioni del ragionamento impostato sui dati raccolti negli anni di indagini nate in Campania e che poi hanno portato gli inquirenti fino alla Versilia, fianco a fianco con i colleghi della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Conclusioni alle quali all’epoca non si arrivò, ma che possono essere così sintetizzate: «Si sarebbe capito che non era un dato legato solo alla colonizzazione imprenditoriale, ma anche alla volontà di poter influire sulla azione della pubblica amministrazione, di determinare chi faceva il sindaco, di creare le condizioni per avere un rapporto attraverso quel sindaco con la gestione regionale dei fondi».
Dalle indagini di Sirigano e dei suoi colleghi emerse che «c’erano soggetti i quali – tra Parma, Torre del Lago, Versilia – gestivano tutta una serie di imprese edili che lavoravano sul territorio, tutte imprese di Caserta, con un controllo totale» del territorio. E non solo, continua il magistrato: «Interesse dei casalesi era quello di lavorare anche in altre zone con ditte della Toscana, per esempio in Abruzzo nel post terremoto. Così da superare il primo “alert”, relativo alla provenienza della ditta da territori inquinati. E vi erano società toscane che si mettevano al servizio dei cosiddetti casertani».
Molte cose sono cambiate, anche grazie agli effetti di indagini e relativi processi – sottolinea Sirignano – «ma la situazione toscana è ancora parzialmente inquinata. E di droga ce n’è tanta».
Tra i temi toccati nell’incontro di ieri da Sirignano – in occasione dell’anniversario della strage di via D’Amelio, a Palermo, nella quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta – quello di un fenomeno ben visibile anche a Viareggio e in Versilia. «Basta battere mille caffè al giorno per riciclare i soldi che arrivano dalla droga. In realtà mille persone che bevono il caffè non ci sono, ma meglio pagare le imposte o andare addirittura a pareggio. Fai una battuta di incasso molto alta, giustifichi l’ingresso di denaro, che non è mia arrivato dai cittadini ma dalle mafie».
Un sistema che moltiplica affitti esorbitanti dei fondi: «Bisogna andare a verificare perché quei negozi pagano 20mila euro al mese di affitto», continua il magistrato, con meccanismi per i quali «il mercato viene totalmente alterato. E a catena si producono effetti negativi sulla economia sana». Lo Stato italiano, è l’opinione di Cesara Sirignano, dovrebbe impegnare la guardia di finanza in indagini per scoprire «come mai in alcuni territori spuntino imprese dal nulla o si trovino imprese che stavano per fallire e invece riprendono, o aprano negozi che trovano subito chi li prende nonostante i costi, o hanno utili impressionanti rispetto al turismo».
La giornata di ieri, per la Fondazione Caponnetto, è stata anche l’occasione per presentare il proprio report sulla presenza della criminalità organizzata in provincia di Lucca, Versilia compresa. Una provincia di Lucca che – ha sottolineato Sirignano – «è la capitale delle organizzazioni camorristiche soprattutto di origine casertane».
Impossibile non tornare con la mente a quell’incontro in Municipio a Viareggio, nel gennaio 2019, quando l’allora Procuratore capo di Lucca – Pietro Suchan – alla presenza del presidente della Commissione antimafia, Nicola Morra e del Procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo, ebbe a dire: «Viareggio e la Versilia non sono mafiose, non sono nemmeno camorriste e ’ndranghetiste». —
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