Sicurezza
I magnifici tredici del “Galilei” E c’è chi punta alla Normale
Per quattro studenti è arrivata anche la lode. E in 5B sono ben cinque quelli in “tripla cifra”
i risultati
gabriele noli
Il Galilei ha fatto tredici (centisti). Per commentare la tripla cifra impreziosita dalla lode, Giacomo Fiaschi (5A dell’istituto tecnico, indirizzo meccanica e meccatronica) e Massimo Bertozzi (5B, informatica) usano la stessa parola: «Soddisfazione». Per entrambi quel voto, il più alto possibile, risponde alle aspettative non solo di un anno, ma di cinque.
«È il frutto di costanza e serietà, un obiettivo a cui sicuramente puntavo», sottolinea Fiaschi. Non si è rivelato una sorpresa neppure per Bertozzi, a cui i professori avevano più volte detto «che se fossi stato in grado di mantenere la media degli anni passati lo avrei certamente raggiunto». E così è stato. Oltre a loro, anche Alessandro Galli e Leonardo Paoli della 5D, sempre del tecnico (telecomunicazioni), hanno lasciato il Galilei col 100 e lode. Per Fiaschi si chiude un quinquennio «indimenticabile: anni di alti e bassi che ho saputo affrontare al meglio e che nel complesso mi hanno formato e permesso di crescere». Per adesso non prevede un futuro all'università. «Non sono molto convinto. Cercherò di entrare nel mondo del lavoro. La mia più grande passione è il disegno meccanico: spero di trovare un impiego in questo ambito».
L’esame concentrato nel maxiorale ha consentito a Bertozzi «di concentrarmi di più su ciò che mi piace e riesce meglio e di realizzare qualcosa che sono stato fiero di presentare alla commissione», anche se «mentirei se dicessi che l'ultimo anno non è stato stressante». I sentimenti ripensando al quinquennio terminato sono contrastanti. «Da un lato, ho potuto conoscere persone fantastiche alle quali sicuramente resterò legato; dall'altro sono stato accolto da un clima di generale disinteresse per gli argomenti e un ambiente non particolarmente stimolante, ma probabilmente è colpa mia e delle mie aspettative forse troppo alte». Nessun pentimento, comunque, per le scelte da lui compiute. Di sicuro, non smetterà di studiare. «Stavo valutando l’idea di iscrivermi alla Normale (nel campo dell’informatica)». La speranza, comunque, «è di trovare un lavoro nel campo della realizzazione di game engine o di sistemi operativi. Da anni ho l'obiettivo di trasferirmi all'estero, forse in Inghilterra o in Giappone (dato che sto imparando la lingua per conto mio), ma non ho ancora preso una decisione definitiva. Dipende tutto dalle opportunità che mi si presenteranno».
A Dylan Bonuccelli, compagno di classe di Fiaschi nella 5A, il 100, «a cui miravo già dalla quarta», ha suscitato «sollievo e felicità: negli ultimi mesi di quinta ero costantemente in ansia, avevo paura di sbagliare qualcosa e rovinarmi il voto proprio alla fine». Timori sconfessati da un esame maiuscolo. Ripassando con la mente i cinque anni delle superiori, «posso dire che sono stati molto piacevoli, togliendo alcune incomprensioni iniziali con i miei compagni». Bonuccelli intende continuare gli studi, «però sono ancora indeciso sull'indirizzo. Mi piacerebbe Ingegneria Meccanica oppure indirizzarmi su Storia».
Andrea Bianchini è un altro dei centisti della 5A. «È stato un sogno per me vedere quelle tre cifre accanto al mio nome. Ci speri sempre, ma quando realizzi davvero di aver raggiunto il massimo sei al settimo cielo». E anche se «la didattica a distanza si è rivelata uno scoglio, poiché non assimilabile a quella in presenza, con la buona volontà sono riuscito ugualmente a trarre il massimo dalle lezioni dei miei insegnanti, che ringrazio molto». Non posso mancare i ringraziamenti. Bianchini ha scelto di concentrarsi sul percorso lavorativo. «Mi piacerebbe rimanere in ambito meccanico, nel settore della carta o in quello navale».
Filippo Viani (5D) sapeva di non avere enormi problematiche per la preparazione dell’esame, grazie allo studio costante negli anni addietro. «Non puntavo al 100, ma sono rimasto molto soddisfatto». Decisamente meno, invece, della didattica a distanza («era una soluzione utile, vista la situazione, però non funziona»). Lui non chiuderà i libri. «Sono ancora molto indeciso su quale università scegliere. Pensavo di frequentare accademie di disegno-sceneggiatura o un'università di lingue orientali per studiare giapponese, dato che il mio sogno sarebbe poter lavorare nel mondo dell'editoria e del fumetto in Giappone».
Antonio Sansica (5B) il 100 se l’era prefissato, «sebbene non fossi certo di riuscirci perché coi crediti ci sarei arrivati preciso, ma i professori mi hanno spiegato che era fattibile, pertanto ho dato il massimo dal primo giorno a quello dell’esame». Non nasconde «il piacere di aver raggiunto un ottimo compromesso con la dirigente scolastica (Nadia Lombardi, ndr) per permettere a tutte le quinte di prepararsi al meglio per la maturità». Sansica, infatti, era rappresentante di istituto per il corpo studenti. Ripensando al quinquennio, come ha affermato al termine dell’orale, «se potessi tornare indietro nel tempo non cambierei assolutamente questa scuola». I professori «sono sempre stati molto disponibili, credendo in me e nelle mie potenzialità». Due in particolare, Manfrè e Cima, che gli hanno dato l’opportunità di svolgere stage, corsi e certificazioni. Il sogno di Sansica, «dopo un Erasmus lavorativo sempre nel campo dell'informatica che mi terrà impegnato dalla metà di luglio alla metà di agosto grazie ad una borsa di studio vinta nell'anno della quarta, sarebbe di andare a ricoprire un ruolo nelle file dei tecnici di reti e sistemi in azienda».
Nella 5B del liceo tecnologico delle scienze applicate i centisti sono addirittura cinque: Sara Del Bianco, Alessio Pasqualicchio, Alessandro Pardini, Nicolò Niccodemi e Martino Fontana. «Prendere un voto così alto è bellissimo: me lo potevo aspettare, ma leggere 100 è un'esperienza unica», racconta Pasqualicchio. Non li dimenticherà facilmente, specie per i viaggi «alle Isole Eolie, in Valle d'Aosta e a Torino». Un solo rimpianto. «La classe poteva essere un po' più unita». Prossimo step: l’università. «Mi iscriverò a ingegneria aerospaziale. Voglio continuare a studiare materie basate sulla fisica e sulla matematica. Speriamo di poter trovare in futuro un impiego nel mondo della progettazione, le possibili specializzazioni con questa facoltà sono molte».
Per Sara Del Bianco, invece era prevedibile solo in parte. «Fin dall'inizio della quinta è stato un mio obiettivo ma essendomi poi un pochino arresa a quasi fine della scuola la scoperta del voto è stato un insieme di felicità e orgoglio mescolati, indescrivibile». Confessa che i questi cinque anni «meravigliosi» non li dimenticherà mai. Come «aver sentito i potenti boati dello Stromboli e aver osservato da vicino il cratere di Vulcano» nella gita-stage in terza alle Isole Eolie. «Mi sembra ieri che entravo per la prima volta al liceo, piccole e timida e adesso sono diplomata, grande e matura!», ripensa, dedicando il 100 «a mamma e papà, che mi hanno sempre aiutato nei momenti difficili: a loro devo tutto». All’università frequenterà il corso di professioni sanitarie «per poter diventare tecnico della sicurezza sul lavoro e sull'ambiente». E poi? «Chi lo sa? Tutto si creerà da sé, il futuro è imprevedibile». —
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