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Braccini (Fiom): «Crisi Perini, le istituzioni intervengano»

Donatella Francesconi
Braccini (Fiom): «Crisi Perini, le istituzioni intervengano»

Il segretario regionale della Cgil lancia l’allarme dopo che le imprese interessate hanno posto la questione del prezzo della base d’asta troppo elevato

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Donatella Francesconi

viareggio. Asta Perini Navi, dopo l’altolà agli oltre 62 milioni di base d’asta fissata dal curatore fallimentare Franco Della Santa, torna a intervenire la Fiom-Cgil e lo fa con il segretario generale regionale, Massimo Braccini. «La base d’asta appare cospicua e vi sono concreti rischi che vada deserta», scrive Braccini che continua: «Tuttavia, non ci risulta che le attenzioni delle imprese che hanno manifestato un’interesse all’acquisizione stiano venendo meno. Ma in queste operazioni non può essere solo valutata la maggior offerta economica fine a se stessa». Anche perché – il sindacato lo sottolinea ormai da tempo – si tratta di imprese che operano su concessione demaniale, ovvero su bene pubblico. E grazie allo stesso bene pubblico.

«Devono essere esaminati precisi piani industriali», prosegue l’intervento di Braccini,«le garanzie occupazionali, sia dei dipendenti diretti che di tutto l’indotto, gli investimenti complessivi, le prospettive, il rilancio dell’azienda, i carichi di lavoro e l’organizzazione del lavoro. L’iniziativa economia privata è libera, ma non può mai svolgersi in contrasto con l’utilità sociale: bisogna che svolga anche una funzione sociale, incrementi lo sviluppo economico e sociale, crei posti di lavoro con garanzie e diritti».

Il sindacato torna a chiamare in causa, di nuovo in questi lunghi mesi della crisi Perini, gli Enti pubblici: «Le Istituzioni, in una fase così delicata, dovrebbero esercitare un ruolo più incisivo. Tanto più in situazioni dove le aziende risiedono sul demanio pubblico. Invece, sembra facciano gli spettatori».

Perini Navi, conclude il segretario generale della Fiom Toscana, «è un cantiere che ha importanti asset, un marchio di riferimento mondiale. Ci aspettiamo che riparta anche con un cambiamento del modello produttivo, con la valorizzazione e la crescita delle competenze. Ogni situazione aziendale non va vista come un caso a se, ma va inquadrata in un sistema d’insieme, tutte le imprese operano ormai su un’area vasta. Questa può essere di nuovo l’occasione per riaprire una seria discussione su tutta la nautica nella nostra regione, prima che sia troppo tardi: un settore dove sempre più sta prendendo piega un inaccettabile sfruttamento dei lavoratori. Bisogna arrivare a definire con le Istituzioni e le imprese un protocollo riguardo lo sviluppo e la valorizzazione della nautica in Toscana, la tutela del lavoro e la buona occupazione. Il tavolo in Regione è fermo dallo scorso anno: sarebbe opportuno convocarlo in tempi brevi». —

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